La rassegna ’Non è un paese per donne’ racconta delle giovani iraniane. Dieci cortometraggi per illustrare la mancata emancipazione femminile

Una rassegna di dieci cortometraggi per rappresentare e per descrivere l’esistenza delle giovani donne iraniane. Domani pomeriggio in Aula Magna, dalle 15 alle 18, l’Accademia delle Belle Arti ospita ’Non è un paese per donne. La condizione femminile in Iran raccontata dalla cinematografia indipendente’, in collaborazione con Asolo Art Film Festival e con la partecipazione di Silvia Grandi del dipartimento delle Arti dell’Alma Mater. Al centro delle produzioni, l’angosciante ambiente domestico in cui le donne, già da bambine, vengono maltrattate e l’impossibilità di essere libere. Apre la rassegna il cortometraggio di Mohammad Kamal Alavi, dal titolo ’Silence Again’, che tratta dell’isolamento e della solitudine della donna protagonista. Dello stesso autore, si guarda anche ’Pufferfish’. Poi, ’The Little Girls’ di Mohamad Reza Misaghi narra delle spose bambine. Il tema del matrimonio e degli abusi in famiglia, che spesso sfociano nel fenomeno del patriarcato, è centrale anche in ’Disgrace’, di Ali Riahee, e in ’Out of Frame’, cortometraggio di Amina Maher, autrice queer. Della stessa regista, c’è ’Where Is The Friend’s Home?’, opera in cui i due amici si confidano, scoprendo bugie e segreti e desideri inespressi. Hamid Yousefi, poi, pone i riflettori sulla religione e sulla sfera della sessualità, attraverso la produzione di ’Sphinx’. La rassegna prosegue con la visione di ’Giti jan’, in cui la regista Shayan Shahverdi illustra la storia di una giovane donna, durante l’accettazione e il combattimento dei suoi problemi. Anche l’omosessualità è una tematica di rilievo, come in ’The Other’, di Negah Sohrabi, in cui viene riprodotto l’amore tra due donne. Chiude la rassegna ’ThirsT’ di Kevyan Ahmadi.