La ricercatrice Belpoggi testimonial dell’associazione mela Rosa Romana

In una conferenza la scienziata, già direttrice scientifica dell’Istituto Ramazzini, ha parlato dell’antico frutto "In tavola ci sono prodotti con pochi sali minerali, vitamine e principi attivi che sono garanzia di salute".

La ricercatrice Belpoggi testimonial dell’associazione mela Rosa Romana

La ricercatrice Belpoggi testimonial dell’associazione mela Rosa Romana

"Mangiare è un atto agricolo (e politico) e la salute viene dalla terra". Una conferenza ed un ritorno alle origini per Fiorella Belpoggi, scienziata di fama internazionale, già direttrice scientifica dell’Istituto Ramazzini e per vent’anni stretta collaboratrice del professor Cesare Maltoni, che pochi giorni fa a Grizzana Morandi ha partecipato alla seconda edizione della sagra della mela Rosa Romana. Occasione di incontro fra i produttori dell’Appennino e in generale degli estimatori dei frutti più o meno antichi e della produzione agricola alimentare della montagna della quale la stessa Belpoggi è originaria.

"Quando il mio amico Cesare mi ha parlato di questa mela e mi ha invitato a questo incontro io non sapevo che fosse un frutto antico. Ma era la mela dei miei nonni, che la coltivavano nella loro casa di Pian di Setta, ne ricordo il profumo e quelle ‘faccette’ rosse che utilizzavo anche per i miei giochi, e tutto questo mi evoca felicità e semplicità, e quella modestia che fa tanto montanaro -ha esordito la scienziata-.

E ricordo uno stile di cucina: lenta, naturale, con sani ingredienti di stagione. Frutti di uno stile agricolo molto italiano, che però dal dopoguerra è stato contagiato da scelte produttive orientate alla quantità, con dosi massicce di fertilizzanti e prodotti chimici che danno più cibo ma meno nutrimento. Un sistema non sostenibile, che porta in tavola alimenti che non possiedono quei sali minerali, vitamine e principi attivi che danno garanzia di salute alle nostre cellule", ha aggiunto la ricercatrice nota per gli studi sui fattori che possono determinare i tumori, che alla fine del suo intervento ha chiesto di fare parte dell’associazione mela Rosa Romana, rappresentata da Cesare Calisti e Dario Mingarelli, ben convinti di un’adesione che rafforza il lavoro di valorizzazione svolto negli ultimi anni da Silviero Sansavini, il pasticcere Gino Fabbri, dall’Università di Bologna e dal Gal Appenino Bolognese rappresentato da Tiberio Rabboni che nel suo intervento ha approfondito le ragioni e i dati della crisi dell’agricoltura di montagna e la necessità che i produttori facciano rete, come sta tentando di fare l’associazione promotrice del biodistretto.

Una prospettiva di integrazione con l’imprenditoria locale auspicata anche da Medardo Montaguti (Confcommercio Ascom) interessato al percorso delineato da Raffaela Donati (Slow food) che dopo l’inserimento della Rosa Romana nell’Arca del gusto, ha annunciato l’intenzione di creazione di un vero e proprio ‘presidio’ con l’obiettivo di creare una comunità di produttori di questa mela per studiarla, tutelarla e promuoverla.

Gabriele Mignardi