Franco Grillini a un Pride di Bologna in una delle scene del film Let’s Kiss di Filippo Vendemmiati
Franco Grillini a un Pride di Bologna in una delle scene del film Let’s Kiss di Filippo Vendemmiati
di Benedetta Cucci Da quando ha 15 anni (è classe 1955) è nella politica e da quando ne ha 27 è il testimonial dell’orgoglio gay nazionale, sancito con l’inaugurazione nel 1982 della sede del Cassero di Porta Saragozza, dal 2002 alla Salara, in via Don Minzoni. Originario di Pianoro, Franco Grillini è da sempre un attivista, è stato deputato, è presidente Onorario di Arci Gay di cui è stato il primo leader e se tante cose sono successe in Italia, a favore del diritto di essere gay, si devono proprio a lui. Sempre sulle...

di Benedetta Cucci

Da quando ha 15 anni (è classe 1955) è nella politica e da quando ne ha 27 è il testimonial dell’orgoglio gay nazionale, sancito con l’inaugurazione nel 1982 della sede del Cassero di Porta Saragozza, dal 2002 alla Salara, in via Don Minzoni. Originario di Pianoro, Franco Grillini è da sempre un attivista, è stato deputato, è presidente Onorario di Arci Gay di cui è stato il primo leader e se tante cose sono successe in Italia, a favore del diritto di essere gay, si devono proprio a lui. Sempre sulle barricate (anche per le sfogline, che lui ha proposto come patrimonio Unesco), anche ora che fa fatica a muoversi e che incede con bastone o carrozzina, Grillini rimane un rivoluzionario la cui vita è storia d‘Italia. Ecco perché Filippo Vendemmiati ha voluto girare un film su di lui, Let’s Kiss. Storia di una rivoluzione gentile prodotto da Genoma Film, che domani sarà al concorso Alice nella Città della Festa del Cinema di Roma.

Vendemmiati, cosa ci racconta il titolo che ha scelto?

"Ho guardato vari filmati per fare il film. Uno riguarda il raduno del Pride a Milano attorno al 20032004, dal titolo Baciamoci. Portava alla luce, nel movimento Lgbt, la necessità di affermarsi e non nascondersi. Ad un certo punto dal palco, l’oratore disse, ‘baciamoci!’ e tutta la piazza si baciò".

Dove ha inserito la scena?

"Non c’è nel film perché era molto rovinata, il riferimento è però nei titoli di coda, dove c’è una canzone dei Ricchi e Poveri che si chiama Baciamoci che abbiamo fatto rifare come cover dalla band bolognese Nostress, con ritmo punkeggiante".

Con quale scena ha deciso di aprire il biopic?

"Un intervento che fece Grillini un paio di anni fa a un convegno in cui disse: ‘mi hanno chiesto se volevo portare il deambulatore sul palco, invece ho deciso di parlare in piedi. Finché ce la faccio parlo in piedi".

Quando si pensa a Grillini si ha sempre l’immagine di un uomo energico, che non molla mai.

"Beh, la sua carica resiste. Il film l’abbiamo iniziato tre anni fa e posso dire che oggi lui sta meglio di allora. Quando dovevamo andare a girare a New York una decina di giorni nel 2019, per raccontare i moti di Stonewall del 1969, i medici gli dissero di andare, che gli avrebbe fatto bene il viaggio".

La gentilezza è il suo segno distintivo.

"Credo che si veda in tutto il film. Lui ha sempre usato l’intelligenza e l’ironia per rispondere anche alle accuse più becere e anche adesso ha questa capacità poetica di ribaltare le accuse e le volgarità e di giocarci. E’ la sua cifra da sempre ribaltare il senso del pregiudizio popolare ed emergeva quando organizzava i cortei o faceva gli striscioni".