Sono trascorsi quasi tre mesi. Il 4 gennaio scorso la pianorese Maria Iarrusso (nella foto in basso) moriva a seguito di un incidente stradale sulla Fondovalle Savena, all’altezza di via Sant’Andrea di Sesto. Nell’auto su cui viaggiava la donna c’erano anche il figlio minore di sette anni, rimasto illeso, e il marito, Marco Atti, rimasto gravemente ferito alle gambe. Il figlio maggiore, invece, quel giorno era a casa con il nonno materno. Oggi, dalla fisioterapia della casa di cura Gruppioni, il marito apre la scatola dei ricordi. Come procede il suo percorso di guarigione? "Sono stato trasferito...

Sono trascorsi quasi tre mesi. Il 4 gennaio scorso la pianorese Maria Iarrusso (nella foto in basso) moriva a seguito di un incidente stradale sulla Fondovalle Savena, all’altezza di via Sant’Andrea di Sesto. Nell’auto su cui viaggiava la donna c’erano anche il figlio minore di sette anni, rimasto illeso, e il marito, Marco Atti, rimasto gravemente ferito alle gambe. Il figlio maggiore, invece, quel giorno era a casa con il nonno materno. Oggi, dalla fisioterapia della casa di cura Gruppioni, il marito apre la scatola dei ricordi.

Come procede il suo percorso di guarigione?

"Sono stato trasferito dall’ospedale Maggiore in questa struttura il 20 febbraio e da allora seguo un importante percorso fisioterapico. Sono stato operato un po’ di tempo dopo l’incidente, ma sono stato molto tempo fermo, immobilizzato, quindi le gambe si erano atrofizzate e ancora non riesco a stare in piedi da solo e sono su una carrozzella. Non so quando finirà questo percorso, spero presto anche se qui mi trattano benissimo".

E i suoi figli come stanno?

"Il piccolo sta bene, essendo rimasto illeso. Sono entrambi a casa con mio suocero e con una badante. Voglio che, vista anche la difficile situazione causata dal virus, escano il meno possibile e che, al tempo stesso, abbiano tutto l’aiuto che serve. Mio suocero si sta prendendo grande cura di loro e questo mi solleva, so che sono in ottime mani. Ho potuto vedere solo mio figlio piccolo poco prima che scoppiasse la pandemia. Ora lo sento con le videochiamate. Il maggiore è troppo fragile per essere spostato.

Come ha vissuto il grande sostegno della comunità a seguito dell’incidente?

"Ne sono rimasto colpito, emozionato a dir poco. Sono cose a cui non si pensa, che non si danno per certe o per scontate. Quando ho saputo che ’Yes We School’ aveva fatto partire una raccolta fondi per aiutare la mia famiglia dopo la perdita di mia moglie sono rimasto esterrefatto. Non vedo l’ora di poter ringraziare tutti coloro che hanno partecipato e che ci hanno voluto aiutare. Non ho ancora potuto leggere la lista di tutti gli angeli che hanno contribuito a questa buona causa. A tutti voglio dire davvero grazie. Ne sono commosso".

Qual è la prima cosa che farà al rientro a casa?

"Voglio abbracciare i miei bambini, stringerli forte a me. La nostra è sempre stata una vita tanto caotica, io ho sempre lavorato tanto e Maria stava a casa con i bambini. Dovremo iniziare una vita nuova, facendoci forza l’un l’altro. La cosa che mi manca di più, anche se può sembrare banale, è quando andavamo a fare la spesa, tutti insieme".

Quando potrà tornare al lavoro?

"Questo ancora, purtroppo, non lo so. Lavoro dal 1992 per un’azienda del territorio e so che mi aspettano tutti a braccia aperte. Sono cose che ti scaldano il cuore. Il mio capo è, ormai, come se fosse un familiare, un padre per me. Anche queste non sono cose scontate e sono cose che non ti aspetti, ma che, quando succedono, ti danno la forza di andare avanti, di stringere i denti per quello che verrà, un futuro migliore".

Zoe Pederzini