Bologna, 8 dicembre 2019 - «Un passo indietro. Ancora un altro. Fermi così. Sorridete...». Click. Il sole dietro le spalle, la tartufaia a sinistra, sullo sfondo il luogo dell’omicidio: l’esterno della dépandance dove, tra mercoledì e giovedì notte, Stefano Natalini, il 68enne custode di Villa Gessa (video), ha sparato e ucciso uno dei malviventi che gli stavano entrando in casa. E sono bastati solo due giorni dalla tragedia per attirare i primi ‘cacciatori’ di selfie (o, addirittura, veri e propri book fotografici) dell’orrore. Un sabato di sole, due indicazioni su google map, uno smartphone ed ecco la scampagnata perfetta per uno scatto ricordo.

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Un nuovo turismo, o forse è meglio dire un ‘voyeurismo 2.0’, macabro e senza pudore: da Rigopiano alla Costa Concordia, fino a Cogne. Non importa se sullo sfondo ci sono i resti di una nave o di un hotel sotterrato dalla neve, due torri o una bella villetta dove dentro ha perso la vita un bambino, tutto fa brodo per un bel sorriso. Basta scattare quella foto davanti ai luoghi della morte e postarla sui social per dire ‘io c’ero’. Così è accaduto ieri dove qualcuno si è fermato all’ingresso di via Ghiarina, puntando l’obiettivo verso Villa Gessa. Anche se la bellezza e la maestosità della tenuta, poco o nulla interessavano. Ciò che bisognava mettere a fuoco era il punto dove è stato trovato cadavere il ventenne, probabilmente straniero, ancora senza identità.

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E proprio lì, attorno alle 9.30, è tornato anche Stefano Natalini accompagnato da una parente. «Non posso dire nulla – le sue uniche parole in maniera molto educata –, mi hanno detto di stare zitto. Non posso, mi creda». Pochi minuti per entrare nel giardinetto della ‘sua’ dépendance, divisa con la moglie Stefania, e dare da mangiare ai suoi cani da caccia. I primi, giovedì alle 4 di notte, a sentire quei rumori provenienti dall’esterno. Voci, «di quattro o cinque persone, tra cui una donna», appena fuori da uno dei due ingressi dell’abitazione: quello più piccolo (il secondo, una porta scorrevole, era sigillato con un grosso lucchetto).

E l’abbaiare dei cani, ha svegliato Natalini il quale, dopo aver afferrato il revolver calibro 38 regolarmente detenuto, ha iniziato a sparare. «Alla cieca, per allontanarli, per spaventarli». Prima da una finestra, poi da una seconda, «mettendo fuori solamente la mano». Per la paura. «Loro li sentivo sotto di me, erano praticamente già dentro casa». Cinque colpi, uno letale, alle spalle di un giovane ventenne che, con ogni probabilità, stava fuggendo assieme ai complici. Quelli che, secondo inquirenti e abitanti di Bazzano, nella stessa notte avevano messo a segno già cinque colpi (nove quelli denunciati). E che neppure l’omicidio pare aver fermato. Da Crespellano a Monteveglio e Bazzano. Già, perché giovedì sera, nel mirino dei malviventi è finita l’abitazione di Luca Dozza, al quartiere Sirena. I ladri hanno tagliato le inferriate e scovato la cassaforte a muro: «L’hanno aperta – dice con amarezza Dozza – come fosse una scatoletta di tonno, ci sarà voluto almeno un’ora di lavoro. Un furto da veri professionisti».