Bologna, 7 dicembre 2019 - Stefano Natalini, custode di Villa Gessa (video), a Bazzano, nel Bolognese, è indagato da giovedì per omicidio preterintenzionale dopo aver sparato cinque colpi per "spaventare", come ha detto subito ai carabinieri, la banda di ladri che si stava introducendo, alle 4 del mattino, nella tenuta. Uno di questi, un ragazzo molto giovane, sulla ventina, è morto per una ferita alla schiena. Di fianco al corpo, una torcia accesa. Il proiettile si è conficcato poco sotto la scapola ed è rimasto nella gabbia toracica.  Lo ha estratto ieri sera il medico legale Alberto Amadasi, incaricato dalla Procura dell’autopsia, avvenuta alla presenza del perito di parte nominato dalla difesa di Natalini. 

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Il custode avrebbe sparato alla cieca i primi tre colpi, infilando il braccio sinistro (lui non è mancino, ndr) in una finestrella tipo oblò che he gli avrebbe permesso di sporgere solo il braccio e avrebbe esploso i colpi nella direzione dei campi. È quanto emerge delle prime informazioni sugli accertamenti balistici condotti ieri.

Il giovane deceduto è ancora senza nome. I carabinieri della compagnia di Borgo Panigale e del Nucleo investigativo hanno chiesto alle polizie dei paesi dell’Est (europei e non) di verificare nelle loro banche dati la presenza delle impronte o del viso del ragazzo. Nessun parente, finora, si è presentato a reclamare il corpo. Un’altra possibilità, per identificare il giovane ladro ucciso e risalire alla batteria di cui faceva parte, è emersa nel corso dei rilievi della Scientifica dell’Arma in una delle quattro aziende finite nel mirino della banda prima del suo arrivo in via Ghiarino. Qui è stata repertata un’impronta, che non trova corrispondenze nella banca dati italiana e anche per questa si sta muovendo la polizia internazionale.

Il sospetto dei militari è che si possa trattare di una banda di trasfertisti, presumibilmente di romeni, attivi su furti di macchinari agricoli e gasolio. Un elemento suffragato da un altro particolare: dalle immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza della Sgarzi packing, poche strade più in là di villa Gessa, derubata quella notte all’1,40, si vedono i ladri in azione. Uno di loro ha in mano un estintore. Un vezzo dei ladri operativi in Valsamoggia era proprio utilizzare il contenuto degli estintori per ‘pulire’ la scena da eventuali tracce. Un altro elemento utile alle indagini. Che adesso si stanno concentrando anche sul traffico telefonico e sull’analisi delle immagini riprese dalle videocamere di sorveglianza non solo delle attività derubate, ma anche pubbliche presenti a Bazzano. Dove da ieri i carabinieri hanno aumentato controlli e posti di blocco, perché adesso la gente ha paura.

Ora si attendono gli esiti degli accertamenti condotti dai carabinieri, dagli specialisti della Sezione investigazioni scientifiche e dalla consulente balistica della Procura che ieri sera è tornata a Villa Gessa per eseguire rilievi con il buio.

Intanto i carabinieri hanno acquisito le immagini da tutte le telecamere di sorveglianza disponibili nella zona di via Ghiarino. Anche queste permetteranno ai militari, coordinati nelle indagini dal pm Manuela Cavallo, di individuare gli spostamenti della banda di ladri.  Sincronizzando le immagini e applicando tecniche investigative specifiche, sulla scia di ciò che è stato fatto per raccogliere informazioni sul caso di Yara Gambirasio, i militari del Nucleo investigativo del comando provinciale di Bologna e della Compagnia di Borgo Panigale cercano anche di trovare il veicolo con cui i ladri hanno raggiunto la zona, prima di spostarsi a piedi.