La pattuglia de carabinieri davanti alla villa (Fotoschicchi)
La pattuglia de carabinieri davanti alla villa (Fotoschicchi)

Bazzano (Bologna), 7 dicembre 2019 - C’è un’impronta digitale, repertata dai carabinieri, che potrebbe aiutare a dare un nome al ventenne ucciso a Villa Gessa, a Bazzano. O meglio, a capire chi siano i complici che, con lui, hanno messo a segno cinque furti nella notte tra mercoledì e giovedì, dall’una alle 5 del mattino.

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Una razzia a cui solo la morte del giovane ladro (video) ha posto fine, mettendo in fuga i suoi complici. È stata trovata in una delle quattro aziende ‘visitate’ dalla batteria prima di approdare in via Ghiarino. Intanto, i carabinieri della compagnia di Borgo Panigale e del Nucleo investigativo, che stanno indagando sull’omicidio, coordinati dalla pm Manuela Cavallo, hanno chiesto la collaborazione delle polizie dei paesi dell’Est, europee e non, per capire se nelle loro banche dati siano presenti le impronte o il volto della vittima. Che ancora nessun parente ha ‘reclamato’. Il corpo del ragazzo sconosciuto è stato sottoposto ieri pomeriggio all’autopsia, da parte del medico legale incaricato dalla Procura Alberto Amadasi, alla presenza del perito di parte Nicolò De Trizio, nominato dall’unico indagato per l’omicidio preterintenzionale, il custode della villa Stefano Natalini, difeso dall’avvocato Giovanni Donati. L’esame si è concluso intorno alle 19.

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Il colpo, uno dei cinque esplosi da Natalini con il suo revolver regolarmente detenuto, ha ferito il ragazzo alla schiena, sotto la scapola. Non c’è foro d’uscita, l’ogiva è rimasta bloccata nella gabbia toracica. Il ladro è morto sul colpo, cadendo sulla terra battuta davanti a un cumulo di rifiuti edili, a venti metri dalla finestra da cui sono stati esplosi alcuni dei colpi. Perché Natalini non ha sparato da un solo punto. Si è spostato dalla finestra sulla facciata principale della casetta, che guarda sulla strada, a quella più piccola che affaccia sui campi. Lo scopo della perizia balistica, che ieri ha visto impegnata per tutta la giornata il perito della Procura Raffaella Sorropago, arrivata da Roma, era teso proprio a capire la traiettoria dello sparo, per escludere (o avvalorare) l’ipotesi che il ventenne sia stato centrato da un proiettile rimbalzato. Sono stati individuati alcuni punti che potrebbero coincidere con quelli colpiti dagli altri proiettili sparati dal revolver e la perizia è stata ripetuta anche in serata, per riprodurre le condizioni in cui Natalini avrebbe sparato mercoledì notte. Ossia, tra il buio e la nebbia della Valsamoggia. All’esame ha assistito anche l’indagato, che non è sottoposto a nessuna misura restrittiva della libertà, con l’avvocato Donati e il consulente balistico di parte, Roberto Goldoni.

AGGIORNAMENTO Il custode ha sparato alla cieca dalla finestrella piccola che dà sui campi

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Natalini è arrivato in mattinata a Villa Gessa e ha anche dato da mangiare ai suoi cani: la residenza è sotto sequestro e il sessantottenne e la moglie non possono rientrare finché tutti gli accertamenti necessari a chiarire la dinamica dell’omicidio non saranno sviscerati. "Il mio assistito è molto scosso – ha spiegato l’avvocato Donati –. Deteneva armi regolarmente, sa sparare, ma non è certo un ‘Rambo’. Anzi. È una persona molto riservata e schiva, che ha agito spinto dalla minaccia di cinque persone che stavano entrando dentro casa sua. In una casa isolata, buia, dove si trovavano da soli lui e la moglie. È provato, non tanto per le conseguenze penali che questa sua azione avrà, ma soprattutto dal punto di vista umano, per una vita spezzata".

"Da una prima verifica del corpo – ha spiegato ieri mattina il procuratore capo Giuseppe Amato – sembra che il ragazzo sia stato colpito alla scapola. Ovviamente la risposta definitiva la possono dare solo gli accertamenti di natura tecnica: la perizia balistica e l’autopsia, soprattutto bisogna cogliere la traiettoria del colpo e capire anche se sia stato diretto o di rimbalzo. La legittima difesa va verificata in positivo – ha aggiunto il procuratore – e in questo caso non era assolutamente autoevidente, quindi c’è stata la necessità tecnica di indagare il custode". Sul reato ipotizzato, omicidio preterintenzionale, il procuratore spiega: "Non è importante quale reato sia ipotizzato, tanto che in un primo momento era stato anche secretato. L`importante è il merito: le perizie commissionate e gli accertamenti devono permetterci di capire se ci siano i presupposti della legittima difesa oppure dell’eccesso colposo. Questo è importante".