Ferruccio Lamborghini alla guida di uno dei suoi bolidi
Ferruccio Lamborghini alla guida di uno dei suoi bolidi

Capri (Napoli), 30 dicembre 2015 - Un film su Ferruccio Lamborghini. Sulla sua storia, sul suo mito. Da girare nei luoghi stessi dove Lamborghini visse, e dove produsse le sue auto sportive. Un film internazionale, con un grande budget – diciamo sui cinquanta milioni di dollari, anche se i produttori non si sbilanciano –, scritto da uno sceneggiatore che ha vinto un premio Oscar.

E tutto questo alla vigilia del centenario di Lamborghini, che era nato il 28 aprile 1916. Sotto il segno del Toro. Quel toro rabbioso e vitale che diventerà il simbolo della sua casa automobilistica. Si chiamerà «My Name is Lamborghini», e sarà un film rivolto al mercato mondiale, con protagonista una grande star internazionale, ma anche molto spazio per attori italiani. Capiamo questo, tra un bicchiere e l’altro, durante il festival «Capri, Hollywood», che porta musica e cinema sull’isola cara a Nerone, a Pablo Neruda e ad Axel Munthe.

Tra gli ospiti del festival, fra musicisti come Giovanni Allevi e star come Mathias Schoenhearts, ci sono il produttore Andrea Iervolino e lo sceneggiatore Bobby Moresco. Il motore produttivo e quello creativo del film.

«My Name is Lamborghini» sarà girato nell’estate 2016 per uscire nel 2017. «Sarà un ‘Rocky’ nel mondo dell’automobile», promette Andrea Iervolino, che con la sua Ambi production – gestita insieme a Monika Bacardi – produce il film. «Come Rocky, Lamborghini viene su quasi dal niente, grazie alla sua ostinazione, al suo coraggio, alla sua intraprendenza. E riesce a creare un mito».

Negli Stati Uniti, il nome Lamborghini è forse ancora più glamour del nome Ferrari. Tra i giovani, «Lambo» – così l’hanno soprannominata, per brevità – appartiene alla leggenda. E il film racconterà la nascita, fra la terra e i trattori, di una leggenda della velocità, dell’eleganza, della bellezza, del design.

«Racconteremo attraverso Lamborghini anche il passaggio da un’Italia rurale a un’Italia tecnologica, industriale», dice Bobby Moresco, sceneggiatore americano di origini italiane. Dopo l’Oscar vinto con «Crash», Moresco è tra gli sceneggiatori più richiesti di Hollywood. «Lamborghini per me significa quello che ha significato per tutti i ragazzi negli anni ’60: l’impersonificazione dell’Italia», dice Moresco.

«La sua storia è quella di un uomo che si è fatto da solo mentre l’Italia cambiava. Ha capito il passaggio dall’agricoltura alla tecnologia, alla meccanica. E lo ha cavalcato. Suo padre voleva, come primogenito, si prendesse cura della fattoria di famiglia. Lui disobbedì, dopo secoli, a quella legge non scritta».

«A breve – dice Moresco – andrò al museo Lamborghini a Funo di Argelato, vicino Bologna. E a giorni incontrerò Tonino Lamborghini. E la rivalità con Ferrari, quelle frasi al vetriolo che i due si scambiarono? «Sarà una parte della storia», promette Moresco.