L’argilla turchina del marchese Ghisilieri

di Nicoletta

Barberini Mengoli

è un luogo nel Comune di Pontecchio Marconi, appena fuori Bologna, Colle Ameno, dove si trova una terra particolare nota come ‘argilla turchina’, che ha colorazioni sfumate dal grigio cenere al blu. Sarà questa, attorno al 1759, a dare corpo e vita ad una delle fabbriche più raffinate del nostro territorio. L’artefice è il bolognese marchese Filippo Carlo Ghisilieri che nel suo borgo settecentesco, ancora esistente, inizierà la lavorazione di maiolica di Colle Ameno, realizzando pezzi come servizi di piatti da tavola, vasi, candelieri, calamai con eleganti decorazioni turchine su base, come detto, azzurrina. I modi decorativi consistevano in fiori, a pavone, a frutto, a vite, a festone, secondo un gioco di interpretazioni molto garbato. Il Ghisilieri non è l’unico nobile ad interessarsi alla ceramica: tra la nobiltà di cultura è un argomento di moda e di grande attualità. Nel borgo settecentesco, l’eclettico marchese, grazie ai suoi molteplici interessi, fece nascere numerose attività artigianali: una tipografia, una falegnameria, una farmacia, un forno per il pane e altre botteghe per rendere autosufficiente il borgo. Vi era persino un ospedale attrezzato e provvisto di un chirurgo. La manifattura aveva aperto, per le vendite in città, un negozio in via Pietrafitta, oggi via Monte Grappa. La buona produzione di Colle Ameno ed il talento artistico si vedono anche nei vasi da farmacia, per lo più a forma di albarello, di varie dimensioni e con decori che ricordano quelli delle porcellane della manifattura olandese di Delft. Le maioliche, non sempre con il marchio B come abbreviazione di Bologna, e presenti in molte collezioni bolognesi, furono il frutto di grandi sforzi economici e produttivi derivati da infornate sfortunate. Nel 1765 il marchese Ghisilieri muore improvvisamente; il figlio Francesco Pio cede la fabbrica a Giuseppe Finck e Antonio Rolandi, maiolicari di grande esperienza. E la storia continua.