Accanto alle macchine da cucire c’erano le brandine, cibo e bevande, il tutto in condizioni igieniche preoccupanti. Era questo il luogo di lavoro per quindici cinesi tra i 30 e i 43 anni, che sono stati denunciati per invasione di terreni o edifici. A scoprirlo nella zona industriale di Funo ad Argelato i carabinieri della stazione di...

Accanto alle macchine da cucire c’erano le brandine, cibo e bevande, il tutto in condizioni igieniche preoccupanti. Era questo il luogo di lavoro per quindici cinesi tra i 30 e i 43 anni, che sono stati denunciati per invasione di terreni o edifici. A scoprirlo nella zona industriale di Funo ad Argelato i carabinieri della stazione di San Giorgio di Piano, che hanno effettuato un controllo nell’ambito delle procedure per contenere il Coronavirus. Quando i militari sono entrati si sono trovati di fronte quindici persone dotate di mascherina chirurgica che stavano confezionando, a distanza di sicurezza, capi di abbigliamento per conto terzi. Peccato che queste fossero le uniche regole rispettate all’interno dell’azienda. A fianco delle macchine da cucine c’erano lettini, cibo, bevande e addirittura carta igienica. Nel capannone, inoltre, c’era un solo bagno per tutti gli operai. Non solo, nove dei quindici cinesi erano irregolari.

A finire nei guai anche la proprietà dell’azienda: la titolare, assente al momento del controllo, 34enne cinese, residente a Bologna, è stata denunciata per favoreggiamento, impiego e sfruttamento dell’immigrazione clandestina. I carabinieri cercheranno da capire da quanto tempo andava avanti questa situazione irregolare e in condizioni igieniche a dir poco precarie. Gli uomini dell’Arma vogliono anche approfondire se le aziende per cui lavoravano i cinesi fossero a conoscenza da quale luogo arrivassero gli ordini richiesti. In una stanza, del resto, sempre all’interno dell’azienda, è stato trovato cibo avariato che emanava miasmi nel raggio di qualche metro. I rifiuti venivano ammassati in questa camera come se fosse una discarica.

Matteo Radogna