FEDERICA ORLANDI
Cronaca

"Lepore nel cofano a 180 in curva". Per il giudice non c’è alcuna minaccia. Assolti gli anarchici autori della scritta

Il fatto non costituisce reato. Condannati invece per l’imbrattamento a una multa e a ripulire la colonna. I graffiti risalgono al 2022, durante il corteo contro lo sgombero di via Zago. La difesa: "Dissenso da tollerare".

"Lepore nel cofano a 180 in curva". Per il giudice non c’è alcuna minaccia. Assolti gli anarchici autori della scritta

"Lepore nel cofano a 180 in curva". Per il giudice non c’è alcuna minaccia. Assolti gli anarchici autori della scritta

Tutti assolti dall’accusa di minacce perché il fatto non costituisce reato. Tutti condannati per il reato di imbrattamento a una multa di 600 euro, con sospensione condizionale subordinata alla pulizia delle colonne deturpate. Il punto, in questa battaglia penale tra il sindaco Matteo Lepore e tre anarchici, va a questi ultimi. Il giudice Danilo Mastrocinque ha stabilito infatti, in un tribunale semi-deserto alle cinque del pomeriggio, che scrivere che il sindaco di una città va messo "nel cofano a 180 in curva" – così recitava una delle scritte contestate, riferimento a funeste pagine di storia italiana – si può. Non è reato.

Tutto risale al 24 maggio 2022. Sgombero dell’immobile occupato in via Zago dagli antagonisti ’orfani’ dell’Xm24 e dal collettivo Bancarotta. Dopo cinque ore di resistenza sul tetto di alcuni occupanti e il supporto dei sodali in strada (circa 200, attrezzati con gazebo, ghiaccioli, casse d’acqua e di birra), parte il corteo, che attraversa viali, centro e Bolognina, infine Tettoia Nervi e piazza dell’Unità. In mezzo, il delirio: bombe carta, cori e canti anarchici, imbrattamenti, appunto. In questo contesto, ecco le frasi contro il sindaco: "Lepore nel cofano 180 in curva" compare su una colonna del centro, con accanto il simbolo anarchico della "A" cerchiata. Poi: "Lepore infame", e "le case vuote vanno occupate". Scatta la denuncia.

Finiscono a processo tre attivisti di area anarchica: un ragazzo e una ragazza di 30 anni e uno di 25, difesi dagli avvocati Mattia Maso, Daria Mosini e Ettore Grenci. Il sindaco è rappresentato dal professor Tommaso Guerini. Il pm Stefano Dambruoso aveva chiesto cinque mesi per il trentenne, il quale con volto travisato e con un’altra donna rimasta ignota, con la bomboletta spray avrebbe vergato la scritta su un muro di via San Sigismondo e una colonna in via Indipendenza, mentre gli altri due imputati facevano il palo.

"Attenderemo le motivazioni poi valuteremo il da farsi", commenta il professor Guerini, per il sindaco.

Il giudice ha invece soddisfatto le richieste dell’avvocato Grenci: "Trovo la sentenza conforme al diritto: la scritta contro il sindaco non è da intendersi come minaccia, in una democrazia costituzionale una manifestazione di dissenso pur con toni radicali e duri richiede un margine di tolleranza, le istituzioni dovrebbero sapere resistere alle provocazioni senza scomodare lo strumento penale". In particolare, l’avvocato in aula ha presentato il quasi analogo caso della band P38, da una cui canzone (ma rivolta a Mario Draghi) è tratta la frase del cofano: a Torino, il tribunale ipotizzò per i componenti il reato di istigazione a delinquere e apologia di reato, ma il Riesame annullò l’ordinanza facendo proprio riferimento al principio di "tolleranza, che ammette una critica aspra che non sfoci però in una condotta materiale o minatoria tale da costituire reato", chiude il difensore.