NICOLETTA TEMPERA
Cronaca

Liberato dopo la violenza. La Procura dispone il fermo. Arrestato di nuovo il somalo: "Gravi indizi a suo carico"

I poliziotti del Due Torri hanno rintracciato il ventenne in una struttura a Malalbergo. Era tornato subito in città dopo aver lasciato il Centro per il rimpatrio di Milano.

Dieci giorni dopo, i cancelli della Dozza si sono aperti - di nuovo - per il ventenne somalo, accusato e arrestato in flagranza il 6 febbraio per la violenza sessuale di via Bertoloni e poi subito rimesso in libertà dalla pm Michela Guidi. Ieri mattina, infatti, i poliziotti del commissariato Due Torri San Francesco, coaudiuvati dai colleghi della Squadra mobile, hanno eseguito il fermo di indiziato di delitto a carico del richiedente asilo, protagonista di una più unica che rara giostra di provvedimenti. L’uomo, dopo un rapidissimo soggiorno alla Dozza e uno altrettanto breve al Cpr Corelli di Milano, era stato rimesso in libertà ed era tornato a Bologna, ospite di un centro di accoglienza straordinaria a Malalbergo. Ci era arrivato mercoledì. Qui, ieri mattina, i poliziotti sono tornati a prenderlo, questa volta per riportarlo alla casa circondariale, in esecuzione del fermo disposto dalla Procura, in base ai gravi indizi di colpevolezza ravvisati e dal concreto pericolo di fuga. A questo punto, dovrebbe rimanere almeno qualche giorno in più nel carcere bolognese. Quantomeno, il tempo della convalida.

La vicenda, che in questi giorni era arrivata fino al Viminale, con l’intervento della sottosegretaria agli Interni Wanda Ferro che aveva parlato di un episodio che generava "stupore e perplessità", era iniziata la sera dello scorso 6 febbraio, in zona universitaria. Qui, una ragazza che stava rientrando a casa era stata sorpresa alle spalle dal giovane straniero. Che, dopo un primo approccio verbale, l’aveva stretta, aveva tentato di baciarla e l’aveva palpeggiata nelle parti intime. La vittima aveva gridato, mettendo in fuga l’uomo e richiamando l’attenzione di una ragazza che si trovava in via delle Belle Arti e che era corsa verso il ventenne, chiedendogli cosa avesse fatto. Lui, per liberarsi di lei, l’aveva presa a calci.

Pochi minuti dopo, lo straniero era stato bloccato da una pattuglia del commissariato, a cui le ragazze si erano rivolte, indicando nell’uomo a terra poco distante l’autore della violenza sessuale e delle percosse.

Gli agenti avevano arrestato in flagranza il somalo e lo avevano trasportato alla Dozza. Da dove era uscito, poche ore dopo, su decisione della pm Guidi (la stessa che ora ne ha disposto il fermo), che ne aveva ordinato l’immediata liberazione ritendendo assente la flagranza di reato.

A questo punto della vicenda, il questore Antonio Sbordone aveva disposto nei confronti dell’indagato l’accompagnamento al Cpr di Milano, per un’eventuale espulsione. Tuttavia, il tribunale meneghino non aveva potuto convalidare il trattenimento nel centro per il rimpatrio del richiedente asilo: una decisione dettata proprio dalle particolari circostanze che avevano fatto seguito all’arresto in flagranza. Ossia, la decisione della pm di rimettere subito in libertà l’arrestato, sottraendolo, in questo modo, all’udienza di convalida e alla valutazione, contestuale, della sua pericolosità sociale. Un presupposto necessario per giustificare il trattenimento dell’uomo al Corelli. Quindi, il ventenne era tornato in libertà e subito aveva fatto ritorno in città, dove aveva trovato spazio nel cas di Malalbergo.

A seguito di questa seconda ‘liberazione’ di un soggetto accusato di uno dei reati più odiosi, la Procura ha quindi predisposto il fermo, in base ai gravi indizi a carico dell’uomo raccolti nella sera dell’aggressione ed emersi anche nel corso delle successive indagini portate avanti dai poliziotti in questi giorni.