dibattito sulle unioni civili con vincenzo brana marilena fabbri walter verini sergio lo giudice

Bologna, 27 gennaio 2018 – Nel marasma a Roma per il mancato accordo sulle liste, sotto fuoco amico a Bologna per l’esclusione di Sergio Lo Giudice. E, ciliegina sulla torta, la Cgil che stronca l’idea del sindaco Merola di aprire in città un centro espulsioni: «Sconcertante», dice il segretario provinciale Maurizio Lunghi. Insomma, quella che doveva essere una giornata in cui sciogliere i nodi di queste settimane, in casa Pd si è trasformata nell’ennesimo psicodramma, tra accuse, polemiche e indiscrezioni.

A Roma tutti – a partire dai bolognesi a caccia di un posto in Parlamento – aspettavano la direzione nazionale che avrebbe dovuto approvare le liste definitive. Ma il muro contro muro fra Renzi e il leader della minoranza Andrea Orlando ha fatto slittare almeno tre volte la convocazione, con la prodiana Sandra Zampa a fare da pontiere.

A pagare il prezzo piu alto del taglio dei posti disponibili pare sarà Sergio Lo Giudice: la sua probabile esclusione – a favore di Tommaso Cerno, già nome di spicco dell’Arcigay – ha causato un putiferio anche sotto le Due Torri, dove Lo Giudice è stato anima del Cassero e di Arcigay, oltre che capogruppo in Comune. «Chi tace è complice. L’ho settito dire tante volte durante la sfida congressuale del Pd bolognese. A quanto pare, sono rimasta l’unica a crederci», il messaggio inviato dalla consigliera comunale Roberta Li Calzi al segretario dem Francesco Critelli. È anche vero che era stata la stessa minoranza dei dem bolognesi a non indicare Lo Giudice tra i due nomi dati a Critelli per le liste locali, auspicando un suo ‘ripescaggio’ in un altro collegio.

Attacca il Pd anche il presidente del Cassero, Vincenzo Branà: «Che il Pd abbia blindato Casini e non Sergio, pare grave e molto sintomatico. Si sbandiera come un successo la legge sui diritti civili e non si trova posto a chi ha fatto quella battaglia sulla propria pelle».

Altro fronte, altra polemica. L’annuncio di trasformare l’ex Cie di via Mattei in un centro espulsioni fatto da Merola l’altro ieri al fianco del ministro Minniti, ha provocato la durissima reazione della Cgil. «Non capiamo bene cosa sia e su quali basi giuridiche possa essere realizzato», attacca Lunghi: «Sono parole gravi che dette dal sindaco di Bologna destano ancora più preoccupazione».

Per il segretario della Camera del Lavoro, infatti, definire «delinquenti persone che cercano asilo nel nostro paese, oltre a non corrispondere al vero, è un’affermazione che si inserisce in un clima generale di razzismo che non può che essere condannato e denunciato come tale. Ricordiamo che i flussi negli anni sono diminuiti. E non esiste emergenza in tal senso».