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Lucio Dalla, la sua stella del jazz in via Orefici a Bologna coperta dai dehors

La polemica degli organizzatori della Strada del Jazz che si terrà questo weekend. “Questa via merita più attenzione”

Ultimo aggiornamento il 11 settembre 2018 alle 16:38
Lucio Dalla

Bologna, 11 settembre 2018 - L’allarme è stato lanciato dagli organizzatori de ’La strada del jazz’ (quest’anno una stella sarà dedicata a Charles Mingus e un’altra al bolognese Marco Di Marco, scomparso lo scorso anno) e riguarda l’angolo del centro di Bologna che celebra il grande jazz. “Via Orefici e via Caparie - dicono - meritano più attenzioni. E’ qui che vengono posate le stelle in marmo con i nomi dei grandi interpreti del genere. Una strada così “è unica in Italia” e “dovrebbe essere promossa molto di più”, afferma Gilberto Mori, ideatore (insieme a Paolo Alberti) della manifestazione.

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I marciapiedi andrebbero messi “leggermente in ordine” e servirebbe un maggior “equilibrio” sul fronte dehors, continua Mora: “I quattro tavolini e le 12 sedie proprio sulla stella di Lucio (Dalla, ndr) mi fanno sempre incavolare e tutte le volte che passo le faccio spostare, anche i commercianti dovrebbero capire”. E non è tutto: Mora segnala anche le rastrelliere per le bici buttate proprio davanti alle stelle, che ostacolano le foto di rito di turisti e passanti. Insomma, servirebbe “un po’ piu’ di attenzione, perché si tratta di una strada bella e importante - sottolinea Mora- che racconta Bologna città del jazz”. Non è l’unica nota polemica di questa edizione, visto le lamentele via social espresse da chi non ha gradito la decisione di coinvolgere Lo Stato sociale, che non si esibirà ma riceverà il premio Strada del jazz 2018. “Ci sembrava una bella cosa, ogni anno- ricorda Alberti- abbiamo avuto degli amici con un particolare legame con Bologna per fare da testimonial a quest piccola cerimonia”: da Pippo Baudo a Renzo Arbore, da Luca Carboni a Piera Degli Esposti.

“Il fatto che questi ragazzi (lo Stato sociale, ndr) vengano ci riempie di gioia- rivendica la scelta Alberti- perché lo spettacolo è anche mescolare le carte e contaminazione”. In altre parole: “Se si e’ avanti culturalmente si capiscono le cose, altrimenti- sbotta Alberti- si scrivono cretinate sui social”.

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