di Riccardo Rimondi Il piano di concordato in continuità di Seci è stato depositato, nella tarda serata di venerdì, una settimana prima della data dell’udienza convocata in tribunale per discutere dell’istanza di fallimento presentata dalla Procura. Era un passaggio importante, ma non l’ultimo, per salvare la holding del gruppo Maccaferri, che a fine maggio aveva presentato domanda di concordato in bianco, ma non aveva presentato il piano entro il termine del 3 gennaio e quindi era tornata in bonis. Insieme al piano di Seci – a cui...

di Riccardo Rimondi

Il piano di concordato in continuità di Seci è stato depositato, nella tarda serata di venerdì, una settimana prima della data dell’udienza convocata in tribunale per discutere dell’istanza di fallimento presentata dalla Procura. Era un passaggio importante, ma non l’ultimo, per salvare la holding del gruppo Maccaferri, che a fine maggio aveva presentato domanda di concordato in bianco, ma non aveva presentato il piano entro il termine del 3 gennaio e quindi era tornata in bonis. Insieme al piano di Seci – a cui hanno lavorato, insieme alla holding, Rothschild&Co, Long Term Partners, Bonelli Erede, Studio La Croce e PwC – è arrivato quello di Seci Energia, la subholding del comparto energetico.

L’ultima mossa di via degli Agresti arriva a pochi giorni dall’accordo con un gruppo di investitori, capitanati dal fondo internazionale Carlyle, che forniranno la liquidità per salvare Seci e rilanciare Officine Maccaferri e Samp (a sua volta in concordato), di cui la famiglia Maccaferri manterrà quote di minoranza (del 4% in Officine, per Samp i tempi saranno più lunghi).

Il piano ha un orizzonte temporale al 2025. In questo arco di tempo, la galassia Maccaferri abbandonerà i settori dell’agroalimentare, dell’energia e del real estate: i ricavi della cessione degli asset serviranno a pagare i debiti con i creditori.

Sotto il controllo di Seci entrerà Manifatture Sigaro Toscano, di cui i Maccaferri possiedono una quota del 50,1% attualmente in prevalenza sotto il controllo di alcuni veicoli lussemburghesi. Questo permetterà a Seci, che manterrà il controllo di Mst almeno fino a fine piano, di avere entrate nei prossimi anni, sempre per coprire l’esposizione debitoria. Per quanto riguarda i creditori, la percentuale dei debiti rimborsati sarà di almeno il 16% e fino al 25%, ma alcuni creditori dell’ambito bancario potranno avere percentuali di recovery più elevate per via del sistema di garanzie che si sommano nelle partecipate di Seci.

Ora il tribunale, prima di dar seguito all’istanza di fallimento della Procura, studierà il piano di Seci e deciderà sull’ammissibilità. Poi ci sarà la fase del voto dei creditori. Solo dopo, se tutto andrà come sperano in Seci, arriverà l’omologazione, che nella holding si aspettano tra fine 2020 e inizio 2021. Di "momento fondamentale" parla l’ad di Seci Pierluigi De Angelis: "Lo sforzo della proprietà e del management ha permesso altresì di non creare allarmi occupazionali, pur in un quadro drammatico e anche questo è per noi fonte di orgoglio".

Prudente Marco Colli della Fiom Cgil: "È un altro piccolo tassello per la possibilità di trovare una via d’uscita per il gruppo. Ma noi restiamo in attesa del piano industriale".