Bologna, 13 aprile 2020 - Sulle note dell’inno a lei dedicato “Scendi dal trono fulgido”, come avviene da secoli, i Domenichini si caricano sulle spalle la Madonna di San Luca per farla uscire dalla sua casa sul Colle. Con immenso affetto e delicatezza, i Domenichini la fanno fare il giro attorno al Santuario fino a fermarsi nel piazzale antistante. Da dove, in un tripudio di mortaretti e fuochi rosso-blu (video), l’arcivescovo Matteo Zuppi ha impartito una benedizione speciale che è stata udita e vista in tutta la città (video). “Il rosso e il blu sono i colori che ci contraddistinguono e sono quelli della Madonna di San Luca”.

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E’ un’uscita eccezionale (foto) quella che, sull’onda delle tante richieste, Zuppi ha autorizzato perché “la Madonna è un segno di speranza per tutti. Tutti vediamo e sentiamo la vicinanza della Madre di Dio affinché ci consoli e ci dia la forza in un momento così difficile”, prega Zuppi. Maggio è vicino e la discesa in città “se ce lo permetteranno – auspica il porporato – sarà la grande festa di una famiglia che si ritrova”.

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Una salita in solitaria che ha visto comparire scritte anarchiche lungo il portico (Fuoco alle carceri; Fuoco al celero e altre scritte ingiuriose) che hanno rattristato sia l’arcivescovo sia il sindaco Virginio Merola. 

Intensa la celebrazione dell’Eucaristia presieduta dall’arcivescovo e che ha visto in prima fila Merola. Una messa per chiedere “l’intercessione di Maria affinché avvenga presto la fine di questa epidemia e perché Maria sia di consolazione al dolore di tanti”. Un dolore ricordato da Zuppi che ha affidato alla Madonna di San Luca tutti coloro che sono morti a causa del Coronavirus.

“Sentiamo la sofferenza di non poter essere insieme – ha esordito il cardinale -, ma ci consola l’essere uniti spiritualmente”. E’ stata una “Quaresima severa” per tutti. In questa Pasqua “Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello, una lotta cui noi assistiamo da settimane nelle nostre case, che vede strapparci via le persone care e che ci ha rivelato tutta la nostra fragilità. E’ una lotta combattuta in tanti luoghi a difesa della vita”, chiarisce il cardinale, riferendosi a chi è in prima linea negli ospedali.

Il Colle della Guardia è “il luogo che ci orienta nella vita terrena e anche in quella spirituale del cielo” cui tutti i bolognesi guardano – “anche io ho imparato a farlo” – per sapere se sono vicini a casa. Un posto che “aiuta ad amare Dio per capire la città degli uomini” e dove “impariamo ad essere uomini e a trovare lo spirito che ci fa vivere bene sulla terra”.

Anche nella “notte profonda, dobbiamo credere che arriverà l’alba. Dobbiamo essere come la sentinella che guarda il cielo per scorgere la stella del mattino che annuncia il sole. Maria crede nel sole che arriva a liberare gli uomini anche quando sono nella notte più cupa. Maria ha speranza, è umile, accogliere la vita, ascolta e si fida”.