ANNA MAIANI
ANNA MAIANI

Bologna, 6 aprile 2016 - La parte più dolce di Bologna vide la luce nel 1796, anno turbolento, mentre il generale Napoleone Bonaparte dava il via alla campagna d’Italia orgoglioso delle sue grandi capacità di stratega. Tutto il nord ribolliva di bagliori di sciabole e fragori di battaglie ma nella città delle Due Torri, popolare e operosa e dove si coniugavano già allora le due anime della cultura e dei salotti, nacque una bottega artigiana con annesso negozio di fianco alla basilica di San Petronio da cui nei secoli successivi si svilupperà un’azienda di grandi maestri cioccolatai.

La favola ha attraversato sette generazioni, quattro secoli, due guerre mondiali e oggi, la Majani spa con la sua cioccolata artigianale, compie 220 anni ed è ancora un vanto del made in Italy.

 

Anna Majani, musa del teatro amica di artisti e attori, e il figlio Francesco, imprenditore e analista finanziario, sono il motore dell’azienda che si allunga a Crespellano, alle porte di Bologna, su un’area di 18mila metri quadrati.

Anna Majani, capelli candidi e sorriso instancabile, racconta la storia della cioccolata di Bologna nella grande casa di via San Vitale, un salotto con l’anima arredato solo con mobili di famiglia e dove si incontrano periodicamente artisti e intellettuali.

Come cominciò la favola di cioccolata?

“Dai fondatori Francesco Majani e sua moglie Teresina, ‘la sgnaora Tereseina d’la roba daolza’, che tradotto dal dialetto bolognese significa la signora Teresina delle cose dolci. E’ tutto qui in questo libro, una sorta di archivio di famiglia”.

Che libro?

“Le mostro questo, l’originale che contiene tutti i documenti che hanno fatto la storia della Majani. Ci sono atti di vendita, conti, stampe, carteggi, vecchie foto. Durante la guerra fu custodito al Banco di Roma. Tutto materiale raccolto è in un testo dal titolo ‘ Francesco Majiani, cose accadute nel tempo di mia vita’ edito qualche anno fa a cura della Fondazione del Monte di Bologna in collaborazione con l’università”.

Contiene uno scampolo di città...

“Ah sì, c’è perfino il racconto della festa per Napoleone III al teatro comunale. Dopo il concerto ci fu il ricevimento e il grande problema era la conservazione del gelato. I Majani se la cavarono anche allora”.

Qual è il segreto, al di là delle competenze, di un’azienda come la Majani?

“Non aver mai cambiato proprietario in 220 anni di storia è un valore inestimabile. Poi c’è la passione, senza la quale non saremmo arrivati fin qui”.

Beh, dicono che siete anche i migliori perchè lavorate in modo artigianale pur conducendo una grande impresa.

“Mio figlio Francesco, il vero regista dell’azienda, ripete sempre che siamo rimasti caparbiamente gli ultimi a fare certe scelte. Acquistiamo ancora le fave crude di cacao, le lavoriamo dall’inizio, le tostiamo, le sciogliamo e via verso il prodotto finale . Non lo fa più nessuno perchè i costi sono alti ma la garanzia di qualità è assoluta”.

Una cosa che stupisce alla Majani?

“I grandi silos. Possono contenere fino a 26 qualità di cacao. Uno dei segreti è la scorza, che oggi chiamiama sfoglia nera, la prima forma di cioccolata solida che fu prodotta in Italia. E facciamo anche i tortellini di cioccolata”.

Due secoli di Majani cosa lasciano alla città?

“Lasciamo un capitolo di storia raccontata attraverso la vita di un’azienda. E l’affermazione della qualità. Se avessimo ceduto su quest’ultimo aspetto forse non saremmo più qui”.

Il prodotto cult?

“Il cremino Fiat, ancora oggi lo conoscono ovunque. Nacque nel 1911 in accordo con la casa di Torino che lanciò la Fiat tipo 4, di cui conservo una foto di famiglia. Mio bisnonno presentò un cremino a 4 strati e fu accettato. Poi ci fu accordato di venderlo con il marchio torinese e fu un successo. Gabriele D’Annunzio ne andava matto e diceva: “Ogni volta che mi trovo a Bologna vado a Majani ad acquistare i Fiat”. Nel 1919 durante la sua permanenza a Fiume, scrive Piero Chiara nella biografia, si fece mandare da Venezia stivali, scarpe, uno spencer foderato di astrakan, camicie e 10 scatole di cioccolatini Fiat”.

Ha conosciuto l’avvocato Agnelli?

“Certo quando venne a Bologna e offì un pranzo a palazzo Albergati. Un signore nell’animo, dotato di ironia inimitabile. E mi confidò ridendo: sa che in azienda qualcuno voleva togliervi la concessione di uso del marchio. Per fortuna non andò così perchè avete diffuso più stemmi Fiat voi sui cioccolatini che noi con le auto”.

I riconoscimenti ricevuti dalla Majani?

“Nel 1830 aprì il laboratorio con sala da the nel cuore di Bologna, in via Carbonesi. Divenne il salotto simbolo della Belle Epoque dove si incontravano Carducci, Marconi, la Duse. Guglielmo Marconi , fra l’altro, fu un grande amico di famiglia. Ma i prodotti Majani conquistarono il palato dei sovrani del Regno d’Italia e l’azienda divenne fornitore ufficiale della Real casa che accordò il permesso di innalzare lo stemma reale sull’insegna del negozio”.

Fra uno spettacolo di prosa e un’opera lei va ancora in azienda?

“Certo tutti i pomeriggi: arrivo alle 14,30 e stacco alle 20, ma è mio figlio che guida tecnicamente l’impresa”.

Quando cominciò a lavorare?

“A 18 anni. Fu una necessità. Mio padre sentenziò: Anna devi lavorare come tutte le altre donne, cominciai battendo a macchina le fatture. Mio padre ebbe quattro infarti ed io dovetti imparare a cavarmela da sola. Da allora ho continuato anche quando le redini le ha prese mio figlio Francesco”.

Come nacque la sua passione per il teatro?

“Avevo dieci anni e per me era già un’ossessione. Era appena finita la guerra e riaprì il Teatro comunale con la Boheme. Ah quante volte da ragazzina mi ha accompagnato agli spettacoli Nino Arcangeli, il mio maestro di piano”.

I teatri dove non manca mai?

“Il Comunale di Bologna, la Fenice di Venezia e la Scala di Milano. Ma giro tutta Italia, non è il luogo che affascina ma la rappresentazione”.

Un po’ di gossip. Lei è famosa per le amicizie con attori e artisti che accoglie nelle cene di casa sua in via San Vitale. Tutti intorno al tavolone sul soppalco.

“Certo, gli artisti amano rilassarsi dopo lo spettacolo. Alcune sere fa qui da me c’era Umberto Orsini, un amico caro. Come faccio a citarli tutti? Con Giuliana Lojodice siamo legatissime da 40 anni, altri amici sono Gabriele Lavia, Valeria Valeri, Milena Vucotic e il grande regista Pier Luigi Pizzi. E tanti altri ancora come Anna Proclemer e Aroldo Tieri che non ci sono più”.

Anna Majani e la politica.

“Sono stata nel consiglio regionale dell’Emilia Romagna dal 2000 al 2005 per la Margherita e per un altro anno e mezzo successivamente quando lasciò Flavio Delbono”.

Come entrò?

“Un giorno mi telefonò l’onorevole della Dc Giancarlo Tesini per dirmi che il mio nome era indicato nel listino del presidente. Risposi che ero digiuna di politica e che non potrevo essere la persona giusta. Lui e Pier Luigi Gilli, capogruppo in Regione , mi spiegarono che da Roma l’onorevole Castagnetti chiese loro di cercare a Bologna con una donna dal cognome molto conosciuto, cattolica, fuori dalla politica, imprenditrice. E vennero da me”.

Da dove spuntò il suo nome?

Probabilmente venne suggerito da Nino Andreatta. A lui e alla moglie Giana sono sempre stata legata da grande affetto”.

Delusa dalla politica?

“Ha arricchito la mia vita, ma è un capitolo chiuso”.