Bologna, 20 fennraio 2019 - «Sei ridicola, una str...». E poi: «Rompiscatole, vedrai che ti passa dopo, tra un po’ parti...», oppure «Te sei una deficiente... ti stronco». Sono solo alcune delle frasi intercettate dai carabinieri di San Benedetto e Vergato durante le indagini sulla casa famiglia finita nel mirino per i maltrattamenti agli anziani che vi avvenivano all’interno  (foto).

AGGIORNAMENTO I parenti delle vittime: "I gestori? Persone gentili"

La struttura, aperta da circa un anno, ai controlli di routine era risultata idonea e affidabile. Nessuno poteva immaginare gli episodi di pura e gratuita crudeltà che vi accadevano all’interno (video).

Il titolare 53enne, ora in carcere, in un’occasione picchia al volto un’anziana colpendola con un pannolone, e in un’altra prende a schiaffi un altro degente, mentre sua moglie, 54 anni, si gira dall’altra parte con indifferenza e a sua volta prende a schiaffi un’anziana e minaccia un altro di legarlo al letto. Entrambi, così come le altre due dipendenti, una bolognese di 42 anni e una romena di 40, finite ai domiciliari, avevano precedenti esperienze in strutture del settore.

Una delle due operatrici deride gli anziani facendo battute sul fatto che presto moriranno e addirittura picchia sulla testa e prende per il collo scuotendola un’anziana che prova ad alzarsi da letto. L’altra non è da meno: «Se caschi ti butto a terra, sei tremenda, sei proprio ignorante», grida a una degente mentre la alza dal letto senza motivo alle 3 del mattino (resterà poi da sola al buio fino alle 8, ora di colazione), mentre strattona per la maglietta e mette a sedere sgarbatamente su una sedia a rotelle un’altra anziana che condivide la stessa stanza ma, essendo singola, è costretta a dormire su una poltrona. La casa infatti benché potesse ospitare solo otto persone ne accoglieva 11 e due degenti vengono addirittura messe a dormire nella lavanderia.

Ma qualche tentativo di denuncia c’è stato. In un’occasione, stando alle intercettazioni ambientali, una anziana cerca di rivelare al figlio i maltrattamenti subiti. Ma questo sottovaluta le parole della madre, che si limita a chiedere spiegazioni al titolare. Il quale poi si rifà sulla donna: «Parlare, parlare, parlare, senza sapere cosa stai dicendo – la minaccia –. Vorrai mica morire sana eh?». E poi la obbliga a tenere un braccio sollevato sopra la testa: «Se torna a scendere io ti rompo la manina», grida all’anziana che fatica a muoversi. La stessa, poi fatta ricoverare in ospedale dal figlio dopo una brutta influenza, risulterà avere una frattura scomposta al braccio destro, vecchia di almeno un mese e malamente riparata.

Dalle indagini emergono anche i raccapriccianti episodi di violenza sessuale; stando alle informazioni ricevute dai militari, non sarebbero stati neppure casi isolati.

Il gip Ziroldi, nel disporre le misure cautelari per i quattro indagati, evidenzia le vessazioni «inutili» e le «gratuite umiliazioni» ai danni degli anziani, mentre definisce il titolare «centro propulsore dell’attività illecita e dominus della struttura, cui sono riconducibili nella totalità tutti gli abusi». Il 53enne, pur incensurato, «è privo di qualsiasi scrupolo e dotato di non trascurabile capacità criminale». Inoltre, «le condotte riferite ai singoli risultano consentite dall’agevolazione degli altri», dato che i quattro indagati paiono ‘supportarsi’ a vicenda nei maltrattamenti che mettono in atto.