BENEDETTA CUCCI
Cronaca

’Maman Boxing Club’ va in città. Billi: "Sul ring ci si mette in gioco"

Stasera in piazza San Francesco per la prima volta lo spettacolo con sei detenute della Dozza

’Maman Boxing Club’ va in città. Billi: "Sul ring ci si mette in gioco"

’Maman Boxing Club’ va in città. Billi: "Sul ring ci si mette in gioco"

Maman Boxing Club, diretto e scritto da Paolo Billi, è lo spettacolo che per la prima volta, stasera alle 21 in piazza San Francesco, porterà fuori dalla Dozza sei detenute – Sonia, Paola, Stefania, Ilenia, Nadia e Renata– diventate attrici (un’impresa riuscita grazie alla direzione del carcere e al presidente del tribunale di sorveglianza). Anzi, vere e proprie performer, come spiega Billi, visto che salgono su un ring e tirano di boxe, grazie alla preparazione fisica curata da Cristina Angioni della Uisp, e che fanno parte della Compagnia delle Sibilline. La storia è quella di un gruppo di donne che decide di fondare una palestra di boxe femminile. Questa iniziativa, interrotta bruscamente a causa della sua eccentricità, diventa una metafora potente della vita all’interno di una sezione femminile di un carcere.

Paolo Billi, è stato un lavoro dalla lunga preparazione?

"A fine 2022 abbiamo iniziato a lavorare, per poi finire nel dicembre del 2023 con lo spettacolo portato in scena alla Dozza. È una storia di boxe femminile che racconta questo sport come l’occasione per ripercorrere certe storie personali ed è l’elemento che le accomuna. Certamente è lo specchio della sezione femminile della Dozza, grande metafora per parlare della loro condizione di detenute".

La metafora della boxe è stata per lei un’intuizione immediata per parlare del carcere?

"Sì, l’ho proposta subito. Abbiamo attivato un laboratorio di scrittura in cui si è cominciato a costruire il testo di questo spettacolo, giocando con un immaginario di queste figure femminili che a un certo punto lasciano tutto per darsi alla boxe. Da qui nascono storie, intrecciate".

E ha portato le protagoniste ad allenarsi per davvero?

"Sì, mettendo loro a disposizione un’istruttrice della Uisp per un anno, per apprendere le basi della boxe".

La boxe piace perché è un’idea pratica di riscatto e rafforzamento dell’identità?

"Credo che attraverso la boxe abbiano scoperto quella che si chiama la nobile arte, perché non è violenza la boxe, è un acquisire delle regole, una capacità di non combattere semplicemente contro, ma lavorare. Il combattimento diventa il momento in cui mettersi in gioco".

E si impara a stare in relazione?

"Certo. Durante le repliche alla Dozza, col pubblico di detenuti uomini attorno al ring, hanno iniziato a fare un tifo pazzesco. Lo spettatore del teatro è diventato reale, si è alzato, ha urlato".