Bologna, la 49° Marcia nazionale per la pace (Schicchi)
Bologna, la 49° Marcia nazionale per la pace (Schicchi)

Bologna, 31 dicembre 2016 - Sono più di tremila le persone che hanno aderito alla 49° Marcia nazionale per la pace e che hanno percorso le vie di Bologna. La manifestazione è stata organizzata dalla Cei, insieme a Pax Christian e all’Azione Cattolica, ma vi hanno aderito anche parecchie realtà laiche oltre alla comunità islamica bolognese.

Una partecipazione variegata che ha posto vicino associazioni che hanno idee diverse per quanto riguarda alcuni temi etici come l’aborto, ma almeno in questa giornata i contrasti non si sono trasformati in conflitti. “La pace ha colori differenti - a parlare è stato l’arcivescovo Matteo Zuppi - ma una radice unica quella dell’Umanesimo e della nonviolenza e noi siamo qui per testimoniarlo”.

Anche in questa occasione Zuppi ha messo in mostra la sua umanità disarmante, prendendo per mano diversi bambini durante il tragitto tra i Giardini Margherita e la Basilica di San Petronio. “Pace significa anche capire le ragioni e i problemi di chi non la pensa come te - ha spiegato il sindaco Virginio Merola - e noi come amministrazione comunale vogliamo trascorrere i primi mesi del 2017 ascoltando i cittadini in difficoltà per dare loro delle risposte che non li pongano ai margini della città “.

TE DEUM - "Il 2017 sarà un buon anno se sposeremo la nonviolenza". Così si è chiuso il canto Te Deum, la preghiera di ringraziamento officiata da monsignor Zuppi nella Basilica di San Petronio e che quest'anno è stata una delle tappe della Marcia della Pace che si svolge sotto le Due Torri. "Se riusciremo a bandire la violenza - ha prosegueito l'arcivescovo - dai nostri cuori, dai nostri pensieri dalle nostre parole allora il 2017 sarà  un anno positivo non solo per noi, ma per le generazioni future. La pace è un bene mondiale, basta che in un solo angolo del mondo ci sia una guerra, e non possiamo più dire che siamo in pace e ogni guerra, come diceva Papa Benedetto XV, è una strage inutile. A cento anni di distanza non abbiamo ancora imparato questa lezione, ma dobbiamo ripartire da li".