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19 apr 2022

Marco Taralli: "Il mio ’Cantus Bononie’ mette in musica l’anima vera della città"

Esce in Cd la sua composizione scritta in onore di San Petronio "La partitura contiene asprezze come una basilica non finita"

Marco Taralli ha scritto ’cantus Bononie. Missa Sancti Petroni’ eseguita a novembre
Marco Taralli ha scritto ’cantus Bononie. Missa Sancti Petroni’ eseguita a novembre
Marco Taralli ha scritto ’cantus Bononie. Missa Sancti Petroni’ eseguita a novembre

Esce in cd il ’ ’Cantus Bononie. Missa Sancti Petronii’ di Marco Taralli, una grandiosa intonazione dei testi canonici della messa cattolica, eseguita in novembre a San Petronio durante una celebrazione liturgica presieduta dal cardinale Zuppi: 50 minuti di musica densa e corrusca, potente e terribile (in senso biblico), e tuttavia mai ostica all’ascolto, sempre appoggiata su una melodicità di fondo. L’etichetta discografica bolognese Tactus dunque pubblica la registrazione effettuata con gli stessi interpreti di allora: l’Orchestra e Coro del Teatro Comunale diretti da Antonino Fogliani, con i solisti di canto Veronica Simeoni e Simone Alberghini, tutti artisti di casa in città. Mai come in questi giorni è attuale chiedere cosa significhi oggi comporre musica sacra sugli stessi testi già intonati nei secoli migliaia di volte.

"Innanzitutto – risponde Taralli – significa doversi rapportare col ‘sacro’, un’esperienza che ogni artista dovrebbe percorrere, e indipendentemente dal suo credo religioso: il sacro prescinde dalla religiosità personale. Io sono ‘credente’, in quanto cresciuto all’interno di una cultura italiana improntata al cattolicesimo; dopo la classica ribellione dei vent’anni, ho avuto modo di riavvicinarmi al sacro proprio grazie alla composizione musicale. Quanto a quei testi canonici già intonati da tantissimi compositori, trovo che il suono della lingua latina esprima di per sé l’aura del sacro".

" È stata questa – prosegue – la prima cosa su cui ho insistito quando mi sono rivolto alla Curia bolognese per esporre il mio progetto: all’Ufficio Liturgico ho trovato persone intelligentissime, di grande cultura e sensibilità, che mi hanno sempre sostenuto; ma quanto alla lingua da utilizzare, mi sono dovuto contrapporre all’attuale prassi liturgica".

Sono testi che in qualche passo evocano immagini suggestive, ma propongono dogmi e concetti astratti...

"In realtà, ho cercato di far emergere l’‘immagine’ da ogni frase: è la mia cifra compositiva. E poi ci sono i tre testi molto evocativi creati da Davide Rondoni a partire dal Liber Paradisus. Questa aggiunta, così legata alla storia medievale di Bologna, è stata una risposta alla commissione venutami dall’Associazione ‘Messa in Musica’, che chiedeva una partitura in onore del santo patrono, da eseguirsi all’interno di una basilica che non è cattedrale, ma la chiesa dei bolognesi: una chiesa voluta dal popolo. Ebbene, l’anima di Bologna è il lavoro, un’attività ‘bella’ in sé, e non solo quando produce bellezza! Questa è la filosofia che ho voluto perseguire metaforicamente nella partitura, attraverso scelte armoniche mirate: un’asciuttezza di base, una ricercata ‘concretezza’ negli impasti sonori e certa ‘ruvidità’ nei collegamenti accordali, senza modanature che andassero a stondare le asperità. Come una costruzione di pietra che non ha bisogno di essere ricoperta da intonaco, un grezzo che non è più grezzo: la facciata di San Petronio. Cosa non finita, lavoro ancora in fieri, com’è Bologna, città sempre in movimento...".

Marco Beghelli

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