Mario Bandiera
Mario Bandiera

Bologna, 17 ottobre 2018 - Fino all’ultimo è rimasto attaccatissimo alla fabbrica e ai suoi dipendenti. Questo è stato il suo ultimo pensiero. Fino alla fine, con Les Copains nel cuore». È toccante il racconto degli ultimi giorni del Cavalier Mario Bandiera, scomparso dopo una lunga malattia, che fa Alessandro Mariani, dal giugno 2017 amministratore delegato dell’azienda bolognese fondata nel 1958 specializzata nella maglieria e nel pret-à-porter alto di gamma da questo pioniere del Made in Italy che lascia il suo segno possente nella storia della moda italiana.

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Dottor Mariani cosa prova in queste ore?

«Per me parlare del Cavalier Bandiera oggi è molto toccante, ho lavorato con lui per 25 anni – racconta l’ad Alessandro Mariani, genovese classe 1966 – e da lui ho imparato tutto. Era un uomo di poche parole, schivo. E’ stato il mio faro, il mio mentore fin dal primo colloquio che mi fece nella boutique di via Montenapoleone 25 anni fa. Guardò i disegni che avevo portato e mi assunse subito dicendomi: vieni a lavorare a Bologna all’ufficio stile. Allora eravamo in dodici e con me hanno lavorato tanti disegnatori che poi sono diventati molto famosi». Tra questi anche un giovanissimo Alessandro Michele, attuale direttore artistico di Gucci. A ulteriore testimonianza del fiuto di Mario Bandiera nello scovare nuovi talenti stilistici.

La lezione più grande che Mario Bandiera le lascia?

«Ero affascinato dalla sua testa di imprenditore, dal senso dell’ordine, della precisione, dal coraggio e dall’attaccamento al lavoro. Era un Capitano Coraggioso. Poche parole ma giudizi sempre fondamentali. Veniva nel mio ufficio due volte al giorno, seguiva tutto in prima persona, verificava direttamente i vari passaggi, dalla produzione al business. Ci confrontavamo, non ha mai mollato. L’esempio più grande che mi lascia è il senso del dovere e l’attaccamento all’azienda. Una quotidianità limpida, un atteggiamento sempre di educazione e di low profile pure in un uomo dal grande potere. Mai un’ostentazione, mai sentirsi superiore agli altri».

Come vi capivate?

«Bastava uno sguardo. E mi diceva: Vai avanti Alessandro, è perfetto, va bene. Niente di più».

Cosa ha visto ieri mattina negli occhi di chi lavora alla Les Copains?

«Tanto dolore, tristezza, rimpianto, nostalgia. Ma anche molto orgoglio».

Negli ultimi mesi si sono intensificate le voci di una possibile vendita dell’azienda. Cosa si sente di dire ai dipendenti e ai sindacati?

«Quello che verrà sarà un periodo di transizione, molto delicato ed è probabile che si debba pensare anche a nuove soluzioni. Sono sicuro che la famiglia saprà decidere il futuro migliore per tutti. E io farò il possibile in questa direzione, sarà mio compito dialogare con tutti, anche coi sindacati. Cercheremo una continuità come il Cavaliere voleva. Certo non possiamo prescindere da esaminare eventuali proposte di acquisto. Sopra di noi c’è la Les Copains Holding che possiede Bvm Spa. Le decisioni spettano alla famiglia Bandiera, alla moglie Stefania Pontoni Bandiera che lavora in azienda da 25 anni ed è il direttore creativo del marchio Les Copains, e alle due figlie, Guendalina di 26 anni e Carolina di 10».

Come lo saluterete oggi?

«In forma strettamente privata, come nel suo stile, e come da suo ultimo desiderio».