Bologna, 12 ottobre 2018 - Non è casuale il tridente stilizzato sul muso della Maserati, ma è il ‘certificato’ delle origini, letteralmente all’ombra delle Due Torri (la prima sede fu in via de’ Pepoli), di una casa che ha fatto la storia dell’automobilismo. Grazie anche a Ernesto Maserati, il più giovane dei quattro fratelli che si occuparono dell’impresa. Quest’anno sono 120 anni dalla sua nascita e per ricordarlo oggi alle 10 si è tenuto il convegno al Museo del Patrimonio industriale.

Partecipa anche il figlio Alfieri, memoria storica della famiglia e omonimo del fondatore morto nel 1932. Fu Ernesto, dopo la morte del fratello, a prendere le redini della società. Progettò le Maserati Grand Prix, applicando (tra i primi nel mondo) i freni idraulici. E trascinò fuori dalle difficoltà l’azienda negli anni della crisi economica mondiale: «I suoi punti di forza erano la genialità e la grande volontà – lo ricorda Alfieri –. Era una persona equilibrata, nella vita e in famiglia. Ma determinato».

image

Tratti che lo portarono a essere prima un grande pilota e poi un progettista eccezionale, protagonista del fermento che sfociò nella Motor Valley. Un incontro quasi fortuito, quello tra i Maserati e Bologna, nel 1914: «Alfieri era stato mandato qui dalla Isotta Fraschini per aprire un’officina di servizio.

E lui decise di mettersi in proprio», racconta il nipote. A quell’epopea l’Emilia-Romagna deve molto della sua tradizione motoristica. In particolare alle creazioni di Ernesto. Disegnò la 8CM 3.000 cc cui Tazio Nuvolari, il miglior pilota italiano di sempre, volle legare parte della carriera (e delle vittorie). Ed è sua l’auto che nel 1939 e 1940 portò Maserati a vincere la 500 Miglia di Indianapolis, unica italiana nella storia.

Dopo il trasferimento dal centro a via Oretti, nel 1940 il Tridente prese casa a Modena: nel 1937 i fratelli avevano venduto la fabbrica, con l’impegno di rimanere alla direzione altri dieci anni. Di nuovo da Bologna, stavolta da via Mazzini, partì la seconda avventura, l’Osca, nel 1947: e anche qui, in gara, arrivò un’altra valanga di successi.

Il culmine fu nel ’55, quando le auto di Ernesto sconfissero decine di record del mondo di velocità (a settembre, nel giro di sole 24 ore, ne caddero 18). Poi arrivò la fine dell’avventura: Osca, trasferita a San Lazzaro, fu venduta nel 1963 e chiuse i battenti pochi anni dopo. «I costi per correre erano diventati troppo alti, nessuno ce l’ha fatta da solo», ricorda Alfieri. Gli anni d’oro erano alle spalle, ma il ricordo di Ernesto e delle sue auto imbattibili sarebbe rimasto indelebile.