Le materne comunali diventano a pagamento, le statali resteranno gratuite
Le materne comunali diventano a pagamento, le statali resteranno gratuite

Bologna, 30 novembre 2017 – Materne comunali a pagamento da settembre 2018. A mettere una pietra tombale su una storia di gratuità lunga più di mezzo secolo, introducendo la ‘tariffa di frequenza’, è la Giunta Merola in una delibera del 21 novembre. Delibera che disciplina il sistema tariffario per la frequenza ai 48 nidi e alle 67 materne comunali; più il pagamento di refezione, pre e post scuola e trasporti che riguarda anche le elementari statali. ‘Modifica al sistema vigente’, si legge nel titolo. Più che una modifica, una rivoluzione per le scuole dell’infanzia comunali frequentate da più di 8mila bambini dai 3 ai 5 anni.

La delibera, che dovrà passare in Consiglio comunale, non lascia dubbi. Al paragrafo 3 di pagina 5, ma anche a pagina 3 nero su bianco: «il capoverso ‘La frequenza alla scuola dell’infanzia è gratuita’ è abrogato». Capoverso inserito e modificato all’articolo 2 ‘Accesso e frequenza’ della Carta dei servizi educativi e delle scuole d’infanzia comunali. Materne comunali a pagamento, quindi.

Per contro quelle statali resteranno gratuite. E qui qualcuno potrebbe far osservare come la legge del 1968 che istituiva le materne statali prevedesse la gratuità. Ora è vero che, in questo caso, le 67 materne sono in quota al Palazzo, ma è anche vero che, con la legge 10 del 2000 (la cosiddetta Berlinguer), hanno ottenuto la parità e quindi sono in tutto e per tutto equiparabili a quelle statali. Inoltre, qualcuno ricorda che, durante il Merola I, quando infuriava la polemica sull’istituire o meno una Fondazione in cui convogliare materne e nidi (poi nacque l’Istituzione Educazione Scuola), si ipotizzò già di un pagamento, come quasi ovunque in regione.

Abrogata la gratuità, la Giunta Merola fa il passo successivo. «Introdurre, con decorrenza 1 settembre 2018, una tariffa mensile con natura di tariffa di frequenza – comprensiva della refezione scolastica – quale quota di contribuzione al costo complessivo di gestione della scuola». Et voilà, la tassa di iscrizione è servita impastata insieme a quella della mensa. Certo, scrive in delibera Pompilia Pepe, direttore Area Educazione e Istruzione in capo al vicesindaco con delega alla Scuola, Marilena Pillati: «La tariffa in questione, coerentemente con l’obiettivo di non incrementare i costi a carico dell’utenza, sarà calcolata garantendo il pagamento di una cifra equivalente all’attuale tariffa della refezione scolastica».

Ma tant’è: sempre di frequenza si tratta. «Fare pagare le materne comunali è una follia che azzera una tradizione del nostro Comune – accusa il consigliere forzista Francesco Sassone –. L’escamotage individuato della Giunta Merola è sconsiderato perché scarica i costi sulle famiglie e apre la strada ad aumenti futuri». Oltretutto, «a noi consiglieri non sono ancora state consegnate le tabelle che ricalcolano le fasce tariffarie (da 15 a 20, ndr) né tanto meno si spiega la ‘composizione’ della nuova tariffa di frequenza che include mensa e costi gestionali». Ad esempio, si chiede Sassone, «Se un bambino va alla materna, ma mangia a casa, sarà possibile farlo? E quanto dovrebbe pagare?».