Mauro Zani, ritorno al passato "Un mondo antico da ricordare"

L’ex deputato, storico esponente del Pci-Pds-Ds, presenta il suo primo romanzo alla Ubik Irnerio

Mauro Zani, ritorno al passato  "Un mondo antico da ricordare"

Mauro Zani, ritorno al passato "Un mondo antico da ricordare"

"Quando il futuro scarseggia, si ritorna al passato". Mauro Zani usa l’ironia per spiegare le ragioni che l’hanno spinto a scrivere il suo primo romanzo, Terra, acqua e altre storie (Pendragon), una sorta di memoir sul tempo della propria infanzia. Un’infanzia vissuta negli anni ‘50 in campagna, in riva al Samoggia, fra personaggi accomunati dalla povertà e dal disagio. Una generazione cresciuta senza telefono e tv, figlia di famiglie numerose ma capace di rapporti sinceri. "Da tempo mi chiedevano un libro, magari sotto forma di intervista, per raccontare la mia attività. Non l’avrei mai fatto. Mi è piaciuto invece risalire alle origini, a quelle radici che hanno dato luogo alla mia seconda vita fatta di un impegno totalizzante in politica". In realtà lui dalla politica è lontano da 13 anni ("da quando è nato il Pd") ma ha un curriculum di grande rispetto: deputato, parlamentare europeo, componente della segreteria nazionale Pds e Ds di cui è stato anche segretario regionale. Oggi vive in montagna, in una frazione di Vergato, da dove continua a commentare le vicende nazionali soprattutto su Facebook. "Mi hanno sempre spinto a ricoprire incarichi senza alcuna mia pressione – dice –. Adesso se non ti autocandidi non fai un passo". Il volume viene presentato oggi alle 18 alla Libreria Ubik Irnerio.

Zani, quanto c’è di autobiografico in quello che racconta?

"L’impianto del romanzo certamente lo è mentre i personaggi sono spesso verosimili a quelli conosciuti. La borgata che narro viene spazzata via dall’alluvione del ‘66 ed è immaginaria ma non troppo. Racconto le condizioni di povertà estrema di quel periodo e i personaggi solo in parte inventati nei quali mi sono imbattuto. Parliamo di gente che viveva una vita aspra fatta di espedienti e lavori saltuari. L’operaio-massa sarebbe arrivato con il boom degli anni ‘60".

E’ rimasto affezionato all’idea degli ultimi anche in politica? "Certamente. Ho 73 anni e sono ancora incuriosito da quella stagione e da quegli individui che nel bene e nel male hanno segnato le mie origini. Forse, resto un inguaribile provinciale. Non credo che si stava meglio quando si stava peggio: la povertà esiste ancora e il cammino dall’emarginazione all’integrazione resta complesso. Mi piacerebbe raccontare gli invisibili di oggi".

Lei era noto in passato per un carattere non semplice..

"Ho cercato di coltivare quell’immagine, indossando un abito comodo. Questa scelta mi ha tolto in alcuni casi dai guai ma altre volte me li ha procurati. Ho vissuto 13 anni a Roma e non ho mai frequentato un salotto. Non concepisco la politica come un mestiere che impone relazioni. Non ho nessun atteggiamento nostalgico ma quel mondo antico va ricordato. La povertà c’era e c’è e qualcuno la deve raccontare".

Claudio Cumani