Christian Rella, titolare della paninoteca di Segrate Lamburghino
Christian Rella, titolare della paninoteca di Segrate Lamburghino
Un’insegna birichina che rimanda a un marchio famoso nel mondo, quello delle supercar di Sant’Agata. E la casa del Toro che prende molto sul serio la questione, intentando causa al fast food di provincia. "Non era assolutamente mia intenzione mettermi in conflitto con la Lamborghini". A parlare è Christian Rella, trentenne, titolare della paninoteca ‘Lamburghino’ di Segrate, nel Milanese. Da circa sei anni il ’Lamburghino’ prepara hamburger con carne di chianina, fassona e angus. E fin qui tutto bene, visto il...

Un’insegna birichina che rimanda a un marchio famoso nel mondo, quello delle supercar di Sant’Agata. E la casa del Toro che prende molto sul serio la questione, intentando causa al fast food di provincia.

"Non era assolutamente mia intenzione mettermi in conflitto con la Lamborghini". A parlare è Christian Rella, trentenne, titolare della paninoteca ‘Lamburghino’ di Segrate, nel Milanese. Da circa sei anni il ’Lamburghino’ prepara hamburger con carne di chianina, fassona e angus. E fin qui tutto bene, visto il successo che il locale riscontra con la sua clientela. A non andare bene è invece il logo della sua attività, che non è affatto piaciuto alla Automobili Lamborghini di Sant’Agata. Perché troppo somigliante a quello della casa del Toro. La Lamborghini infatti, una volta venuta a conoscenza della cosa, nel 2016, si è mossa con i suoi avvocati avviando una causa contro Rella per concorrenza sleale e sfruttamento non autorizzato di un marchio industriale registrato. E nella causa è stato chiesto al ristoratore un risarcimento di circa 200.000 euro. Rella a sua volta ha dovuto ricorrere ai legali per sostenere la sua posizione commerciale.

"Non so davvero – continua Rella – come io possa essere finito nel mirino della Lamborghini; la mia è una piccola attività periferica e viviamo di una piccola, affezionata, clientela. Una sera vidi un gruppo di stranieri che facevano foto e che poi probabilmente postarono sui social. Potrebbero essere state le loro fotografie a catturare l’attenzione della Lamborghini". E continua: "Dal mio canto, quando è iniziata la questione ho fatto il possibile per adeguarmi alle richieste dei legali dell’azienda automobilistica cancellando ad esempio i tori che potevano evocare il marchio bolognese. Ma non è bastato. Ogni volta mi contestano qualcosa di diverso: tolti i tori era il font dell’insegna, ora siamo alla fonetica del nome. Spero tuttavia che ora con questa attenzione mediatica tutto si risolva nel migliore dei modi e aspetto notizie dai mie legali. Mi piacerebbe che la vicenda si risolvesse bonariamente. Non voglio andare contro a nessuno né tantomeno fare niente di male".

Sulla vicenda interviene automobili Lamborghini spiegando la propria posizione: "Siamo disponibili – replica brevemente in una nota la Casa del Toro – a una risoluzione bonaria della vicenda che dovrà necessariamente includere, tra le altre cose, l’immediata cessazione dell’utilizzo indebito del marchio. L’azienda ha il dovere di tutelare i propri segni distintivi anche al fine di evitare confusione sul mercato sulla provenienza di beni e servizi".

Pier Luigi Trombetta