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28 apr 2019

Meningite Bologna, la mamma del bimbo contagiato: "Vaccinate i vostri figli"

La mamma del bimbo di sei mesi ricoverato: "Oggi gli farei dieci vaccinazioni. Al Sant’Orsola lo hanno salvato"

 

donatella barbetta
A doctor does injection child vaccination baby
Meningite, contagiato un bimbo di 6 mesi a Bologna. Una vaccinazione

Bologna, 29 aprile 2019 - «Vaccinate i vostri figli per non andare incontro a quello che ho vissuto io».

È l’appello della giovane mamma del bimbo di 6 mesi, colpito dalla meningite prima di Pasqua, ricoverato per una settimana nella rianimazione pediatrica del Sant’Orsola e da venerdì trasferito nel reparto di Pediatria d’urgenza. L’incubo è finito, il piccolo, come dice lei, «mangia, beve, ride e scherza», ma è ancora scossa dalla brutta avventura e non perde d’occhio il figlio neppure per un minuto.

Lei è a favore dei vaccini, come mai ha saltato l’appuntamento per proteggere suo figlio dal meningococco B?

«Il 10 aprile, quando l’ho portato al poliambulatorio per l’esavalente, gli è stata fatta anche l’antipneumococcica. Così, quando mi hanno chiesto se volevo aggiungere pure il meningococco B, mi è sembrato quasi di bombardarlo. E invece, se tornassi indietro, gliene farei fare dieci di vaccinazioni. Anche mio figlio più grande è super vaccinato».

In questi giorni in famiglia vi siete sottoposti tutti alla profilassi per scongiurare il contagio?

«Certo, io, il mio compagno, mio figlio più grande e quasi una ventina di persone che rientrano nei nostri contatti. Non solo, l’Ausl due giorni dopo ci ha richiamato per chiederci se volevamo fare anche il vaccino. Lo abbiamo fatto tutti. Anche i figli delle mie amiche, tra cui una neonata di dieci giorni e altri due bambini piccoli. Anzi, la mamma della neonata era in dubbio, ma io le ho detto ‘guarda che con queste cose non si scherza’. Tra l’altro, le vaccinazioni ci sono state offerte gratuitamente e tra sei mesi faremo il richiamo».

Riesce a raccontare l’esordio dell’infezione?

«Sì, è tutto scolpito nella mia mente. Venerdì 19 il bambino stava benissimo, del resto fino ad allora non era mai stato male, e siamo usciti per andare al parco. Verso le 13 gli è salita la febbre: era altissima, oltre 39 gradi. Con l’antipiretico è scesa di poco e poi sono spuntati dei puntini sulle gambe. Aveva mangiato la pera per la prima volta e ho pensato a una reazione allergica. In serata è migliorato, ma di notte la febbre è risalita e al mattino era pieno di macchiette violacee. Allora ho cercato una pediatra su Facebook perché era il sabato di Pasqua. In mezz’ora è arrivata una dottoressa: ha cambiato espressione quando l’ha visto e ci ha consigliato di andare immediatamente al Pronto soccorso del Sant’Orsola».

All’arrivo in ospedale che cosa le hanno detto i medici?

«Sono stati bravissimi tutti, non finirò mai di ringraziarli perché hanno salvato mio figlio. I veri eroi hanno il camice bianco, lo ripeto da quel giorno. In tre minuti lo hanno intubato, messo una flebo con gli antibiotici e portato in rianimazione. Mi hanno spiegato subito che era meningite, anche se la conferma l’abbiamo avuta qualche ora dopo dagli esami. Ero sotto choc, piangevo, e ricordo che le infermiere mi hanno coccolato, dandomi supporto morale».

E adesso?

«La tempesta è passata e per fortuna mio figlio non ha riportato alcun tipo di conseguenza. Già a 48 ore dal ricovero i valori dell’infezione si erano dimezzati. Direi che nella sfortuna sono stata fortunata».

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