Ennio Pasquini aveva 83 anni
Ennio Pasquini aveva 83 anni

Bologna, 19 aprile 2017 – La regine è sempre rimasta lei, la mortadella, creata con la ricetta “dell’ultimo artigiano che la produce nel territorio del comune di Bologna. Tanta esperienza e tanto sapiente lavoro per un prodotto unico che ha una marcia in più”. Ma nella lista delle prelibatezze c’è anche il recupero del salame rosa (antica ricetta, ormai quasi scomparsa), la salsiccia passita, il cotechino, il lombo cotto e, naturalmente, la squisita salsiccia.

E’ morto a 83 anni Ennio Pasquini, custode di un sapere che non ha età, uno di quelli che la ‘city of food’ l’hanno creata, mantenendosi in perfetto equilibrio tra sbuzzo e tradizione. “Oltre al suo lavoro, ha altre due grandi passioni – si legge sul sito della Pasquini&Drusiani - , la meccanica di precisione, a sentir lui “la mia vera vocazione, io ero nato per fare l’aggiustatore” e la bicicletta che, pedalando pedalando, lo portò invece a fare il salumiere. “A quindici anni correvo con gli esordienti, anche mio padre era stato ciclista e conosceva il signor Raimondi che aveva corso con lui e che, in quegli anni possedeva sia una piccola società sportiva, che un piccolo macello. Io entrai nella sua squadra e dopo poco anche nel suo laboratorio”.

La sua avventura comincia quando non ha neanche vent’anni: lo stabilimento apre dove è ssempre rimasto, in via delle Tofane 38, alle spalle della curva Bulgarelli quando, però, Bulgarelli era ancora un bambino.

“Nel 1958 Ennio lo rileva assieme al suocero Roberto Brusiani - prosegue il racconto sul sito - a sua volta maestro salumiere da 40 anni. Anche Brusiani lavorava da Raimondi e aveva due figlie che poi diventeranno mogli rispettivamente di Raimondi e di Pasquini. Per dirla sempre con le parole di Pasquini: “una sposò il padrone e l’altra il garzone”. Per completare la storia bisogna ricordare che la piccola attività artigianale di Raimondi darà origine allo stabilimento Felsineo, oggi leader in campo industriale nella produzione della mortadella. Brusiani morirà nel 1972 e da quel momento, pur mantenendo il logo originario, Pasquini diventerà l’unico proprietario del laboratorio”.

Il laboratorio-spaccio (aperto al pubblico solo la mattina) è meta dei veri gourmet di Bologna. Dai privati ai cuochi – o chef, come si chiamano adesso – che vogliono cucinare davvero ‘alla bolognese’, questo è l’unico indirizzo che conta per mortadella e salsiccia. “Produciamo un solo tipo di mortadella, di puro suino ed esclusivamente con carni di maiale nazionale pesante. Le pezzature vanno da uno a venti chilogrammi e la produzione settimanale si aggira sui 20 quintali”.

"Salutiamo con affetto uno degli Ambasciatori della nostra città - è il commosso ricordo di Enrico Postacchini, presidente di Ascom -. Pasquini era infatti sinonimo di Mortadella, uno dei nostri fiori all'occhiello chiamato proprio "Bologna" all'estero e che per questo ha portato il nome della nostra città oltre i confini nazionali e continentali. A lui va la riconoscenza del nostro tessuto imprenditoriale per l'impegno e la passione dimostrata in tanti decenni di attività".

Pasquini è stato Presidente di Cna Agroalimentare Bologna dal 1997 al 2001 e ne era attualmente presidente onorario. “Pasquini rappresenta l’essenza dell’artigianato – commenta Valerio Veronesi, presidente Cna -. Ha saputo mantenere viva una tradizione alimentare quale la produzione della mortadella che nasce lontana nei secoli; l’ha resa popolare e di qualità come dimostrano sia i tanti chef che mostrano con orgoglio nei loro menu la “mortadella Pasquini” che i tanti clienti affezionatissimi in coda davanti al suo laboratorio; l’ha difesa e valorizzata; l’ha saputa fare apprezzare ai bolognesi, agli italiani e a tanti cultori in tutto il mondo. Cna è sicura che tutto questo non ha andrà disperso – conclude Veronesi – e ci mettiamo a disposizione di questa azienda che ha fatto la storia non solo alimentare di Bologna”.

Anche l'assessore all'economia e alla promozione della città Matteo Lepore lo ha voluto ricordare: “Con Ennio Pasquini scompare un simbolo della nostra città, della sua tradizione artigiana e alimentare che significa anche cultura e lavoro. A lui dobbiamo più di mezzo secolo di sapiente attività che si è mantenuta rigorosa e ha saputo aprirsi al mondo”.

Il funerale - annunciano la moglie Isa, i figli Stefano, Carla, Luca, le nuore Paola e Martina, i nipoti Martina, Lucia, Pietro e Tommaso - si terrà domani, giovedì 20, in San Girolamo della Certosa alle 9,30. La famiglia ha chiesto offerte all’Ant.