I carabinieri del Nas hanno sequestrato l'intera cartella clinica (foto archivio Corelli)
I carabinieri del Nas hanno sequestrato l'intera cartella clinica (foto archivio Corelli)

Bologna, 21 novembre 2019 - «Ci siamo baciati... poi non ho più visto cosciente mio marito». Le 15.15 del 5 novembre, quella l’ultima volta davanti alla sala operatoria. Nove giorni più tardi, poi, la morte. Una tragedia ancora senza risposte che ha portato il pubblico ministero Silvia Baldi ad aprire un fascicolo per omicidio colposo nei confronti di cinque sanitari della clinica Villa Torri di via Filopanti, tutti coloro, cioè, che hanno seguito l’iter operatorio di Mauro Casadio, 57 anni ravennate. Un passato da ex pallavolista, «mai stato fumatore o bevitore», sempre attento alla salute. Operaio del Consorzio di bonifica di Lugo, viveva con la moglie e il figlio di 12 anni a Sant’Alberto. Da 15 anni era affetto da una patologia congenita cardiaca, diagnosticata come ‘malfunzionamento della valvola mitralica’, a seguito della quale, nel dicembre 2005, dovette essere sottoposto a un intervento chirurgico in una struttura di Cotignola dove la stessa gli venne sostituita. Da allora, però, il suo stato di salute era sempre stato molto buono e l’unica precauzione per i portatori di protesi interne come lui, era quella di sottoporsi a periodici controlli.

Per questo motivo, dopo 14 anni dal primo impianto, ecco arrivato il momento di un nuovo intervento cardiochirurgico per gli irreversibili segni di usura della vecchia valvola mitralica. Su consiglio medico, la famiglia così decide di optare per la clinica privata di Bologna, con operazione che viene programmata per il 6 novembre, poi anticipata al 5. Il ricovero in reparto, per gli accertamenti clinici in via Filopanti, avviene il 4. «Mauro era sereno», ha spiegato la moglie nel lungo esposto presentato ai carabinieri del Nas e finito in Procura; e aveva addirittura trascorso l’attesa della chiamata sotto i ferri ridendo con lei e con altri parenti stretti.

Le 15.15, la sala operatoria è pronta. L’ultimo bacio, «ci vediamo presto». L’operazione durerà sette ore, al termine delle quali uno dei chirurghi esce e tranquillizza la moglie. Tutto è andato bene. Ma con il decorrere del tempo, le condizioni del 57enne peggiorano radicalmente per un edema cerebrale. «E da quel giorno, – spiegano gli avvocati della famiglia, Gabriele Bordoni e Emanuela Rijillo – Mauro non si è più risvegliato dal coma».

Una situazione che porta la moglie a presentare un primo esposto per chiedere di accertare se, nel corso dell’intervento chirurgico, qualcosa sia andato storto. Lesioni gravissime, la prima ipotesi di reato del fascicolo, purtroppo diventata omicidio colposo dopo la morte del paziente. Avvenuta il 14 novembre, nove giorni dopo essere entrato in sala operatoria.

I Nas hanno già acquisito l’intera cartella clinica di Casadio, dal momento dell’arrivo nella struttura, a quella del decesso. Per domani pomeriggio in Procura, intanto, è fissato il conferimento dell’incarico al medico legale che a seguire dovrà effettuare l’autopsia. Un accertamento tecnico non ripetibile, già comunicato anche ai cinque sanitari indagati (rappresentati dall’avvocato d’ufficio Antonio Gambetti) i quali potranno nominare i propri consulenti. «Vogliamo la verità», chiudono i legali della vittima. Nessuna dichiarazione è arrivata dalla clinica.