Philippe Daverio
Philippe Daverio

Bologna, 1 aprile 2015 - Il Nettuno «è un’opera fondamentale» per Bologna. Non soltanto dal punto di vista artistico, «ma anche dal punto di vista urbanistico». Philippe Daverio, critico d’arte, non ha dubbi: il Gigante del Giambologna – scultore fiammingo – è, con le Due Torri, «un simbolo imprescindibile» della nostra città.
 

Cosa pensa della sottoscrizione pubblica per i restauri?
«È sempre bello vedere la partecipazione della cittadinanza nella cura delle proprie cose».

È un appello al senso civico.
«Non solo. Il cittadino che dà dieci euro per il restauro del Nettuno, finisce per sentirlo un po’ più suo».

Una sorta di adozione?
«Di solito, chi contribuisce con risorse proprie, poi si affeziona. E difenderà il Nettuno contro chi lo maltratta. Dunque, onore a chi partecipa».

Non dovrebbe pensarci lo Stato?
(ride) «Ma lo Stato non ce la fa più. Non-ce-la-fa-più. E poi, allo Stato non gliene frega niente del Nettuno».

Perché?
«Perché il Nettuno non vota e non fa votare».

Possibile che non si trovino fondi pubblici?
«Il denaro pubblico viene destinato a cose molto vicine alla politica. E il Nettuno non è vicino alla politica».

Un tempo, la fontana era protetta da una cancellata. Lei la ripristinerebbe? 
«Se fosse la copia di quella ottocentesca. Non la farei certo in acciaio inox».

Un altro tema è la mautenzione. Dopo il restauro del 1990, la fontana non è stata più toccata.
«Il problema vero dell’Italia è proprio la manutenzione».

Si sta studiando il problema. C’è chi propone un comitato di garanti per il post restauro...
«È una partita persa».


Pessimista?
«Realista. È dall’unità d’Italia che questo paese non è in grado di fare manutenzione al proprio patrimonio artistico. Posso fare un pronostico?».

Prego.
«Fatto il restauro, la manutenzione verrà dimenticata. E fra 25 anni il Carlino dovrà impegnarsi in un altro fundraising, un’altra raccolta fondi per un altro restauro del Nettuno».

Il problema è sempre quello: la manutenzione, che va ripetuta nel tempo, costa.
«Suggerisco di dare vita all’Associazione amici di Nettuno. E di fare, ogni anno, una grande festa. A Rimini».

A Rimini?

«Nettuno non è forse il dio del mare?».

di Luca Orsi

 

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