Salviamo il Nettuno
Salviamo il Nettuno

Bologna, 30 settembre 2015 - Una accordo quadro per iniziare a studiare, assieme all’Università, tutte le ferite del Nettuno. Ieri la giunta ha approvato il documento che dà il via al lavoro del dipartimento di Architettura e Ingegneria dell’Alma Mater. L’analisi dettagliata dei problemi che affliggono la fontana simbolo di Bologna sarà poi presentata al comitato scientifico creato ad hoc per il restauro del Gigante (comitato dove è presente anche il Resto del Carlino, in quanto soggetto promotore della raccolta fondi). In questa prima fase però non saranno impiegate le donazioni per finanziare gli studi. Sarà il Comune a mettere a disposizione 200mila euro da spendere, si spera soltanto in parte, per gli studi necessari. Sarà realizzato «un rilievo tridimensionale del basamento e della statua del Nettuno», si legge nella delibera. Ma verranno anche avviate «indagini e verifiche statiche delle volte dei cunicoli sotterranei», perché anche queste strutture avranno bisogno di un consolidamento. Nella delibera poi si scopre una novità: il Comune ipotizza «simulazioni grafiche 3D di ipotesi progettuali di illuminazione», un progetto che dovrà essere fatto in stretta collaborazione con la Soprintendenza (anch’essa nel comitato scientifico). Si tratta di quindi di «un’ipotesi di intervento per l’illuminazione della fontana, compresa l’ipotesi di un sistema per l’allontanamento dei piccioni e tutela della fontana». 

Assessore ai Lavori Pubblici Riccardo Malagoli, ci spieghi cosa avete deliberato ieri.

«E’ una convenzione con l’Università per tutto quello che riguarda la predisposizione del progetto. E’ lo studio per capire di cosa ha bisogno il Nettuno per essere restaurato».

Non avete ancora un’idea di cosa serva e quanto costi?

«Abbiamo stime di massima e anche qualche lavoro che l’Università ha già fatto nel tempo. Ora l’Università dovrà fare questi studi per poi perparare il bando di restauro».

Non soltanto la statua sarà sottoposta a restauro, ma anche ciò che sta sotto. Giusto?

«Sarà da rifare l’impianto idrico, sostituendo gli ugelli e le tubazioni. La vasca ha fessurazioni per cui ci sono infiltrazioni sotto. Ma c’è anche tutto l’impianto idrico da rifare, perché fu fatto 30 anni fa. Serve una manutenzione straordinaria».

Come mai si parla anche dei cunicoli?

«Io ho sempre detto che quella piazza è particolare, perché sotto è piena di cunicoli. Quindi ogni volta che passano i camion per le manifestazioni dobbiamo fare molta attenzione. Dobbiamo capire se è necessario intervenire».

Volete renderli visitabili?

«Per come sono fatti quei cunicoli, si tratta soltanto di passaggi di servizio. Non c’è niente da vedere se non tubi e una sola targa del 1500 che spiega chi è il committente dell’opera».

Lo studio dell’illuminazione del Nettuno rappresenta la vera novità. Ci spiega cosa avete in mente?

«Oggi la fontana ha illuminazioni che vanno e non vanno. Nel momento in cui facciamo lo studio e visto che c’è anche la Soprintendenza nel comitato scientifico, vogliamo fare un’ipotesi di illuminazione nuova del Nettuno».

Cosa farete per mantenere intatto il Gigante una volta restaurato?

«Bisogna proteggere il bronzo dai piccioni. Vedremo che soluzione sarà studiata, con l’utilizzo degli ultrasuoni o qualcos’altro. E’ chiaro che è un monumento che va difeso, anche perché il guano dei piccioni, oltre a essere brutto, è anche corrosivo».

Pensate anche di proteggerlo con una gabbia, come è successo l’anno scorso?

«E’ una fontana del 1500 che è delicata, deve essere protetta. Si studierà come farlo. Non so se la gabbia potrà tornare, deciderà il comitato scientifico. Ma meno gente usa quel monumento come seduta meglio è. L’ultimo danneggiamento è stato causato da un camion con freni consunti che è finito contro il gradino».

Potrebbe essere una soluzione chiudere la piazza al passaggio di mezzi pesanti?

«Questo è un altro di quei temi di cui sopra: come proteggiamo il Nettuno da vibrazioni senza impedire di viverlo?».

Interverrete anche sulla videosorveglianza?

«Sì, adesso c’è una telecamera. Ma vogliamo potenziarla con una tecnologia migliore».

Quanto costerà tutto questo?

«In questo momento questa collaborazione non ha ancora un costo, bisognerà vedere quali sono le proposte. Comunque questi studi fanno parte dei 200mila euro messi dal Comune. Le donazioni raccolte dal Carlino saranno utilizzate in un secondo momento per finanziare i lavori veri e propri».

Quali sono le tempistiche?

«Entro la fine dell’anno vorremmo avere una diagnostica, anche perché adesso le tecniche sono veloci. Il bando dipende dal valore della gara e dalle scelte che farà le commissione. Se il costo sarà sotto il milione c’è una procedura, sennò ce ne sarà un’altra più lunga. Mi auguro che in estate si possa iniziare, perché ne abbiamo necessità».

 

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