Bologna, 23 dicembre 2017 - Tutto inizia con i dieci euro di Cristiano. Poi ecco arrivare quelli di Dorella, il 24 marzo 2015, pochi minuti dopo le otto del mattino. E ancora i 100 di Sauro e Guido, i 50 di Simonetta, i mille di Maria Grazia e poi Vincenzo, Daniele, Fulvio, Imelda, Laura, Maria Teresa. Ci sono anche i 5 euro di Salva, che vive in una casa popolare, ma ha deciso di dare quello che può. E i 120 raccolti dai bimbi delle scuole Rodari: colletta di classe, il Gigante deve tornare a splendere, lo sanno anche i più piccoli. Loro sanno sempre tutto, soprattutto quando si parla di simboli.

La campagna per la raccolta fondi al grido di ‘Salviamo il Gigante’ è nata così ed è andata avanti per mesi: oltre quattrocento cittadini hanno versato sul conto corrente del Resto del Carlino, altri privati e associazioni più generose (impossibile citarli tutti) hanno optato per il conto del Comune in modo da sfruttare l’art bonus offerto dal Governo. Poi ci sono stati i versamenti immediati attraverso PayPal e chi ha inviato contanti o monete all’interno di buste, spesso in forma anonima. Tradotto: una mobilitazione trasversale che ricorda l’azionariato popolare catalano, un movimento culturale che ora verrà cristallizzato per sempre dall’iscrizione che giace ai piedi del Nettuno.

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Non poteva dunque che essere una maxi festa di piazza (FOTO), popolare nel senso più alto del termine, a coronare una cavalcata lunga, difficoltosa, mai banale e, alla fine, clamorosamente di successo. A migliaia ieri hanno (ri)scoperto il mito del Giambologna. Il restauro del Nettuno (FOTO) e il ritorno alle antiche traiettorie della fontana cinquecentesca è un successo dei lettori, dei bolognesi di ieri e di oggi, ma anche di quelli di domani. Non solo è stata ripulita la statua, con i bronzi e i marmi: un lavoro certosino; è tornata l’acqua ed è stata un’impresa immane. A maggio è stato rimosso gran parte del vecchio impianto idraulico e riparato e consolidato il cunicolo che anticamente collegava la fontana con la cisterna della fonte Valverde (quelli che oggi chiamiamo bagni di Mario).

Il capolavoro è il nuovo impianto di adduzione dell’acqua che, incredibilmente, riporta il disegno delle tubazioni in rame quasi come era in origine. Ogni livello della fontana viene alimentato da un anello in rame, in totale 7, a cui sono stati collegati i tubi che alimentano gli ugelli esterni. È un tuffo nella mente (e negli occhi) del Laureti, che compì questo miracolo ingegneristico nel 1563. È il ritorno, grazie ai nostri lettori e alle istituzioni, del Zigànt.

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