Francesco Serra, ingegnere fondatore di Noemalife
Francesco Serra, ingegnere fondatore di Noemalife

Bologna, 18 agosto 2015 - Riaffermare le proprie radici bolognesi, destinando 3mila euro per il restauro del Nettuno. È il gesto che ha deciso di fare NoemaLife, società specializzata in sistemi informatici per l’azienda sanitaria. Nata nel ’96 proprio a Bologna, si è poi espansa anche in Europa, potendo contare su un organico di 700 dipendenti: 300 lavorano nella sede centrale in città, 200 a Parigi e il resto sparsi in Italia e nel mondo. 

«A Bologna dobbiamo molto ed è per questo che abbiamo deciso di aderire alla campagna ‘Salviamo il Gigante’, lanciata dal Carlino. Il Nettuno, come San Luca e i Portici, rappresenta uno dei simboli della città. Quindi, il suo restauro dovrebbe essere una priorità per tutti – spiega Francesco Serra, 70 anni, ingegnere fondatore e amministratore delegato della NoemaLife –. Anche dal punto di vista personale, questo gesto è venuto in maniera del tutto spontanea, nonostante i tempi difficili». 

E questo gesto è diventato un’occasione per omaggiare Bologna, la città in cui è sbocciato il progetto della NoemaLife. «Qui, pochi anni dopo la nascita della società, abbiamo realizzato il nostro primo progetto importante al Sant’Orsola – continua l’Ad –. E poi, proprio in questi ultimi mesi, al Maggiore è stato avviato uno dei progetti di automazione di laboratorio più grande d’Europa, il cui vero artefice è il dottor Roberto Motta, primario del laboratorio centralizzato di Bologna». 

Per tutti questi motivi la NoemaLife è rimasta molto legata alla città e la donazione per il Nettuno è «un modo per restituire un po’ della fortuna che abbiamo avuto, aiutando un simbolo bolognese a rivivere. Inoltre, per noi è un enorme piacere poter legare il nostro nome a un’iniziativa così lodevole – conclude Serra –. Speriamo che presto i rappresentanti istituzionali, come il sindaco, gli assessori o il presidente della Regione, possano venire nella nostra sede. In questo modo vogliamo ribadire che non vogliamo perdere la nostra identità bolognese, perché per noi è un valore davvero importante».

 

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