Il Nas ha acquisito le cartelle cliniche del 70enne all’ospedale Maggiore
Il Nas ha acquisito le cartelle cliniche del 70enne all’ospedale Maggiore

Zola Predosa (Bologna), 18 novembre 2018 - "Siamo una piccola famiglia unita, che voleva molto bene a questo nostro zio. Voglio quindi chiarire che noi non abbiamo accusato nessuno, ma solo raccontato alcune coincidenze per cercare di arrivare alla verità". A parlare è la nipote del settantenne morto a Zola Predosa il 4 novembre, che con una sua lettera-denuncia ha fatto aprire l’inchiesta che ora vede suo cugino trentottenne, figlio del defunto, indagato per omicidio. Il sospetto della Procura e dei carabinieri del Nas è che il figlio abbia avvelenato il padre.

AGGIORNAMENTO Il figlio 38enne è morto in un incidente

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Di quali coincidenze parla?

"Il malore avuto da mio zio (il 26 settembre, quando fu ricoverato al Maggiore e poi dimesso dopo diversi giorni; ndr) che ha fatto saltare la finta laurea di mio cugino e il fatto che io non abbia potuto parlare con la dottoressa che lo curava, perché suo figlio le voleva parlare privatamente, sono una serie di coincidenze che ho raccontato ai carabinieri".

Suo zio temeva che dietro quel malore potesse esserci il figlio?

"Una settimana dopo il ricovero io e mio zio ci siamo visti e lui, oltre a raccontarmi di aver scoperto la verità sulla laurea, mi ha anche detto che la prima cosa a cui ha pensato, quando si è svegliato in ospedale, è che il figlio avesse potuto dargli qualcosa. Ovviamente non intendeva qualcosa per farlo morire, ma per farlo stare male e avere la scusa per rimandare la laurea. La coincidenza era sembrata strana anche a lui".

Non avete mai sospettato che suo cugino stesse mentendo sulla laurea?

"La verità io l’ho saputa un po’ in anticipo, parlando con un amico che mi aveva rivelato che quel giorno non ci sarebbe stata nessuna laurea, perché l’aula dove si discuteva la tesi era chiusa. Non ho detto nulla perché ho pensato che questo mio amico magari si sbagliasse. Quando poi è andato a monte tutto, ho collegato un po’ le cose".

E poi arriviamo al 4 novembre, quando suo zio è morto.

"Quel giorno eravamo andati a casa sua per fargli visita e mio cugino ci ha trattati in maniera brusca. Capisco non abbia pensato di avvisarci, ma se un parente arriva e tu sei quasi infastidito diventa una cosa un po’ strana".

A quel punto è andata dai carabinieri.

"La nostra famiglia non è partita per accusare qualcuno, il nostro intento era capire cosa fosse successo. Quando siamo andati dai carabinieri le uniche perplessità che avevamo erano quelle che coinvolgevano questo ragazzo".

Suo cugino è anche accusato di un’appropriazione indebita da 100mila euro ai danni dell’ex datore di lavoro.

"Di questa storia me ne parlò mio zio, durante un viaggio al mare, poco tempo dopo che era diventato vedevo. Io non ne sapevo nulla perché in famiglia non siamo tanto abituati a parlare di soldi".

Suo zio era preoccupato per questa accusa?

"Questa storia non lo convinceva molto, quindi non accusava il figlio. Aveva più un atteggiamento come per dire ‘Me ne ha combinata un’altra’".

A proposito di soldi, si parla di una cospicua eredità.

"Ne sono rimasta stupita. Ho sempre pensato che mio zio fosse benestante, perché ha sempre lavorato ed era una brava persona senza vizi, ma non a quei livelli".