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16 giu 2022

Nu Genea e Seun Kuti: suoni unici

Al DumBO la ricerca della band napoletana si unisce ai ritmi del figlio di Fela

16 giu 2022
pierfrancesco pacoda
Cronaca

di Pierfrancesco Pacoda

Napoli, vista dalla Germania, svela tutto il suo fascino ‘esotico’, la sua capacità seduttiva di città di mare, di arrivi, di stratificazioni culturali che diventano linguaggi popolari. Un racconto che passa per le diverse sponde del mare sul quale si affaccia, che viene messo scena questa sera, al DumBo per il festival Nova (via Casarini 19, dalle 20), dalla band napoletana dei Nu Genea, la formazione in continua trasformazione creata da Lucio Aquilina e Massimo Di Lenza, un passato recente come celebrità della techno planetaria, base a Berlino, cuore nella metropoli partenopea. Arrivano al festival per presentare il loro album, appena uscito, Bar Mediterraneo, anticipato dal singolo di successo Marechià, interpretato, tra atmosfere alla È stata la mano di dio e cartoline con paesaggi scoloriti, dalla cantante Cèlia Kameni in lingua meticcia, che mescola dialetto, francese e italiano. I due, da qualche anno, lavorano anche alla ricerca e alla catalogazione della enorme quantità di dischi che sono stati registrati nella loro città negli anni ‘70, un’iniziativa che hanno chiamato Napoli Segreta e che ha già prodotto un album omonimo, con la riposizione di una realtà di gruppi e di cantanti sconosciuti, tra funk, disco e rock progressivo.

"Napoli in quel periodo era uno studio di registrazione a cielo aperto, dicono. Tutti volevano fare un disco, non solo i professionisti della musica, ma anche chi aveva bisogno di un vinile in poche copie, per fare un regalo agli amici e ai parenti. Sotto la Galleria Umberto, in pieno centro, si incontravano ogni mattina bravissimi musicisti che lavoravano ‘a chiamata’. Se ti serviva, per la tua produzione, un chitarrista, un cantante o un batterista, lo ingaggiavi, anche per poche ore. Come succedeva con i braccianti in campagna. Tullio de Piscopo, che allora era un talento esordiente, avrà registrato almeno cento dischi senza che in copertina ci fosse il suo nome. Si tratta di un patrimonio vastissimo, che si arricchisce sempre di nuovi ritrovamenti".

Così, in attesa di ascoltare il volume due di Napoli Segreta, e dopo la pubblicazione di un altro estratto dal nuovo disco, Tienatè, tra arrangianti di sezioni ‘disco’ di archi e fonti sonore perdute in luoghi remoti del Mediterraneo, il duo si interroga sulle radici africane del pop napoletano. Già a Berlino avevano prodotto Tony Allen Experiments, un’opera di ricostruzione della poliritmia dell’inventore della afro funk Fela Kuti, attraverso il suo batterista, Tony Allen. Adesso l’attenzione per quel suono che mise in relazione le radici tribali con il funk americano, ha portato i Nu Genea a dividere il palco, come succederà al DumBO, con Seun Kuti, che di Fela è il figlio. Una ventata di liberazione e di sensualità da ballare, come se Bologna, per una notte, fosse proprio al centro del Mediterraneo.

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