Le indagini sono condotte dai carabinieri del Nas e di Zola Predosa
Le indagini sono condotte dai carabinieri del Nas e di Zola Predosa

Zola Predosa, 17 novembre 2018 – Un contenzioso per circa 100mila euro. Un’indagine per appropriazione indebita. E le cure impartite a un’anziana parente che, morta nel 2014, ha poi lasciato un’importante eredità. Cure che hanno compreso anche iniezioni, visto che la competenza per farle c’era, ma che oggi, alla luce dell’inchiesta della procura, possono essere viste sotto un’altra luce. Ci sono anche questi elementi all’attenzione dei carabinieri di Zola Predosa e del Nas che indagano sulla morte di un 70enne il 4 novembre e per la quale è indagato il figlio di 38 anni con lui in casa al momento del decesso. Tutti elementi che, al momento, restano dati slegati tra loro nell’inchiesta del pm Antonello Gustapane, in attesa che i tossicologici sull’anziano chiariscano le cause del decesso.

AGGIORNAMENTO Il figlio 38enne è morto in un incidente

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«Volevo molto ben a mio zio, l’ho fatto per lui», si limita a dire la cugina che con il suo esposto ha dato il la alle indagini, fermando la cremazione. «Vivo con l’ansia che mi arrestino», si sarebbe sfogato il 38enne con un amico in questi giorni complicati, nei quali ha chiesto anche un supporto psicologico, scelto di non dormire a casa per stare più tranquillo e informato il legale di ogni suo spostamento. «Il mio cliente è molto provato», conferma il difensore, l’avvocato Alessandro Veronesi ma ci sono anche altri pensieri che occupano la mente del 38enne, al di là del segreto non più segreto della laurea in Medicina a cui non era nemmeno mai stato iscritto.

«Non aveva passato l’esame, ma ne seguiva i corsi per passione – conferma il legale –. Il padre lo sapeva e non c’erano screzi». In tribunale, però, il 38enne era già stato in passato. Nel 2013 il suo ex datore di lavoro lo aveva denunciato per appropriazione indebita: le indagini sono chiuse, ma mancherebbe la richiesta di rinvio a giudizio. Parallelamente l’ex datore di lavoro aveva avviato, dopo un decreto ingiuntivo da circa 100mila euro, azione civile. Il 38enne, in questo caso difeso dall’avvocato Silvia Dalla, lavorava per un’azienda di rilievo che commercia con l’estero e, tramite i sistemi telematici della ditta, nel giro di sei mesi avrebbe fatto uscire alcuni bonifici verso i suoi conti.

L’azienda, dopo aver notato questi strani movimenti, lo ha poi denunciato. Il primo grado del processo civile ha dato ragione all’azienda, ma è pendente l’appello. Imn quel procedimento, però, nulla gli è mai stato pignorato in quel procedimento perché non avrebbe pressoché nulla di intestato. Condizione che cambierebbe con l’eredità del padre, che sarebbe stimata intorno ai due milioni di euro grazie anche a una precedente eredità avuta da una parente che proprio il 38enne avrebbe più volte accudito. E, secondo quanto riferito da parenti nelle scorse ore, senza sottrarsi alle pratiche che gli erano note, punture comprese.