Bologna, 17 aprile 2021 - Ha servito la cena alla madre, M.M. bolognese di 56 anni, e al marito di lei, Loreno Grimandi, coetaneo di Crespellano, entrambi dipendenti di un vicino supermarket. Pennette al salmone con una manciata di nitrito di sodio. Sostanza che, in dosi ingenti, può essere letale. Il patrigno ha mangiato tutto e subito ha iniziato a sentirsi male. Neppure due ore dopo era morto, dopo essere stato ritrovato accasciato a testa in giù sul divano dell’appartamento in via della Costituzione 19, a Ceretolo di Casalecchio. Inutili i soccorsi e i lunghi tentativi di rianimarlo dei sanitari.

La frase choc di Alessandro Asoli: "Mamma, perché non muori?"

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La madre invece, insospettita dal sapore della pasta, ha abbandonato il piatto dopo un paio di forchettate e si è salvata: è ricoverata in Rianimazione al Maggiore, grave ma stabile, non in pericolo di vita; resta in prognosi riservata. Ora suo figlio, Alessandro Leon Asoli, 19 anni, si trova alla Dozza. Giovedì sera, alle 23.30, è stato fermato dai carabinieri della Compagnia di Borgo Panigale agli ordini del capitano Riccardo Angeletti (la pm è Rossella Poggioli), dopo avere tentato di rifugiarsi a casa della nonna. Dovrà rispondere di omicidio e di tentato omicidio.

Interrogato, ha in parte ammesso le proprie responsabilità; oscuro però il movente. Il giovane, disoccupato (ma avrebbe dovuto iniziare un nuovo lavoro come operaio a giorni), da anni era seguito da psicologi a causa di alcuni disturbi; da circa un mese era passato in cura da uno psichiatra. Non era seguito dai servizi sociali e aveva frequentato un liceo privato in città. Ragazzo schivo, non risulta si fosse mai mostrato violento e anzi pareva andare d’accordo con i genitori naturali (il padre, divorziato dalla madre dal 2013, abita in un comune vicino) e il patrigno.

La convalida del fermo

Il Gip del Tribunale di Bologna, Gianluca Petragnani Gelosi convaliderà il fermo emesso dalla Procura nei confronti di Alessandro Leon Asoli. È quanto emerso dall'udienza in mattinata. Per il giovane verrà disposta la custodia cautelare in carcere. 

Asoli, difeso dall'avvocato Fulvio Toschi, ha risposto alle domande del Gip. Il legale si riserverà di chiedere eventualmente anche una perizia psichiatrica per il suo assistito che seguiva già un percorso di cura. 

Il nitrito di sodio comprato su Internet

Il nitrito di sodio l’aveva acquistato online qualche giorno prima. È una sostanza che viene utilizzata talvolta nei cibi conservati a base di carne, pesce o formaggio per contrastare il batterio del botulino, e per questo si può acquistare su numerosi siti internet: non è riconosciuta come un veleno, anche se, in dosi massicce, può diventare tossica. E portare alla morte. Una morte terribile, che rende incapaci di respirare e provoca una nausea incontrollabile. Se la dose ’di sicurezza’ deve restare sotto ai 22 milligrammi, Alessandro Leon Asoli, secondo le ipotesi dell’accusa e le prime ricostruzioni della Scientifica, nella pasta che ha servito a madre e marito ne avrebbe messa una manciata di diversi grammi. E gli effetti letali non hanno tardato a manifestarsi. 
I carabinieri della Sezione investigazioni scientifiche del Comando provinciale durante la perquisizione dell’appartamento hanno poi trovato altre sostanze tossiche, in grandi quantità; sono in corso analisi. Per ora al 19enne non è contestata la premeditazione dell’omicidio, ma non si esclude alcuna pista, neppure che possa avere somministrato altre sostanze alla coppia anche in precedenza.

Il sapore salato sulle penne salva la donna

Un piatto di pennette al salmone. Questa la ricetta letale che il giovane Alessandro ha servito alla madre e al marito di lei, Loreno Grimandi. Pennette ’condite’ da diversi grammi di nitrito di sodio, che in queste dosi diventa letale. Ma il nitrito di sodio ha un sapore salato: perciò la madre del 19enne, accorgendosi che qualcosa non andava nella pasta, dopo un paio di forchettate ha rinunciato. Scelta che l’ha salvata: la donna, tuttora ricoverata all’ospedale Maggiore, non è in pericolo di vita, sebbene resti in gravi condizioni. Il marito non è stato altrettanto fortunato: è deceduto alle 22.30, poco dopo avere finito il piatto fatale.

La mamma chiama i vicini e dà l’allarme

«Aiutateci, chiamate i carabinieri: mio figlio ci ha avvelenato, ha ucciso mio marito». Così ha gridato M. M., appena ha capito quello che stava accadendo in casa sua. E i vicini sono accorsi e hanno chiamato il 112. La donna ha aperto la porta evidentemente sofferente e, ancora gridando, si è accasciata sul pianerottolo, dove è stata poi soccorsa dai sanitari del 118 e ricoverata in Rianimazione, dove si trova tuttora. È stabile, in prognosi riservata, ma non in pericolo di vita. A quanto si apprende, appena il figlio ha capito che il patrigno stava morendo, avrebbe portato con una scusa la madre in un’altra stanza, pare per impedirle di soccorrerlo. 

Dalla nonna passando per i campi

Appena la madre ha cominciato a urlare e i vicini sono accorsi alla loro porta d’ingresso, si è forse sentito in trappola. Così, scalzo e con le scarpe in mano (come hanno raccontato alcuni testimoni), è uscito dal piano superiore dell’appartamento a due piani di via della Costituzione 19 ed è fuggito. Ha corso a piedi nudi per circa un’ora, fino a raggiungere la casa della nonna materna, a Borgo Panigale, a più di sei chilometri di distanza. Ha percorso campi e stradine secondarie; ha cercato di disfarsi del telefonino, buttandolo in un fossato in ’modalità aereo’ per non renderlo localizzabile. A casa della nonna i carabinieri l’hanno rintracciato, alle 23.30. 

La versione confusa agli inquirenti

Agli inquirenti, Alessandro ha dato versioni confuse e discordanti. In evidente stato di choc, ma anche presentando a tratti una inaspettata lucidità. Accanto al suo avvocato Fulvio Toschi, Alessandro ha in parte ammesso e in parte respinto le ipotesi formulate dall’accusa. Il ragazzo, molto alterato, avrebbe dapprima negato di sapere cosa fosse accaduto a madre e patrigno, poi avrebbe ammesso di avere comprato il nitrito di sodio online, ma con l’intento di utilizzarlo per togliersi la vita, come ha riferito di avere già tentato di fare qualche settimana fa, e non per uccidere i familiari; infine ha raccontato alcuni dettagli inquietanti – come quello di avere deliberatamente allontanato la madre dal marito morente – parzialmente confessori. Nessuna parola, invece, sull’eventuale movente del gesto tanto estremo: non risultano tensioni particolari nell’ambiente familiare e si esclude per il momento il movente economico. Il giovane in ogni caso una volta ripresosi almeno in parte dallo choc sarà risentito dai carabinieri di Borgo Panigale e dalla pm Rossella Poggioli.