Bologna, 19 aprile 2021 - Ormai da una decina di giorni, Alessandro Leon Asoli insisteva per voler cucinare lui per la mamma e per Loreno Grimandi. Un’abitudine insolita per il ragazzo, adesso in carcere per l’omicidio del patrigno, avvelenato con una quantità letale di nitrito di sodio. Una sostanza che aveva comprato su Amazon, utilizzando l’account della madre.

Una serie di circostanze che muovono verso una premeditazione del delitto, messo in atto giovedì sera dal ragazzo nell’appartamento di Ceretolo di Casalecchio. Una storia terribile, maturata in un contesto famigliare difficile, fatto di contrasti continui con la madre e paranoie dovute alla paura delle malattie. Una situazione mentale peggiorata nell’ultimo periodo, sfociata anche in episodi di violenza nei confronti della mamma, tanto che il diciannovenne si era rivolto a uno psichiatra. Ma non è bastato. Malgrado questa condizione difficile però nessuno, tra le persone vicine e tra gli esperti che in questi anni lo hanno seguito, sentiti in questi giorni a sit dai carabinieri, avrebbe mai immaginato che Alessandro sarebbe potuto arrivare a tanto.

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Un piano diabolico, quello che le indagini stanno delineando, di cui adesso i militari dell’Arma stanno cercando ulteriori tracce tra il pc e il cellulare del diciannovenne. Che dovranno essere analizzati dalla Scientifica dell’Arma, anche per capire dove il ragazzo abbia acquisito informazioni per mettere in atto il piano. "Purtroppo – spiega il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Pierluigi Solazzo – è molto facile trovare questo tipo di informazioni in rete. E anche trovare sostanze potenzialmente letali come il nitrito di sodio in libero commercio".

Come spiega il colonnello Solazzo, infatti, "il nitrito di sodio, in piccolissime dosi, viene usato in ambito alimentare per la conservazione delle carni. Ma se si superano i 22 milligrammi per chilo, la sostanza diventa un veleno". Ne basta, insomma, un grammo e mezzo per uccidere una persona di 70 chili. E Alessandro ne aveva un chilo in casa, acquistato online.

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"Come per tutte le cose – prosegue Solazzo – la rete regala l’anonimato. Se il ragazzo avesse acquistato la sostanza in un negozio, forse avrebbe avuto più difficoltà. Tra l’altro, per l’acquisto di alcune sostanze chimiche, di fitofarmaci e diserbanti è necessario presentare un patentino. Ma online è tutto più semplice, comprando su siti esteri si possono anche aggirare le normative italiane. E online si trovano anche le istruzioni per uccidere: e non sul dark web. Ma cercando su Google".