Bologna, 1 luglio 2021 - La prima ricostruzione della dinamica dell’omicidio è da brividi. Chiara Gualzetti viene colpita alle spalle da una coltellata al collo. Cade, il suo assassino le sferra altri tre fendenti, superficiali; con una mano sulla bocca le impedisce di urlare. Mentre boccheggia, col sangue in gola, lui la prende a calci. Tra le mani della quindicenne di Monteveglio assassinata al Parco dell’Abbazia, resta una ciocca di capelli. Forse del killer, in un estremo tentativo di difendersi; forse suoi, strappati quando la prima coltellata la coglie di sorpresa proprio alla base del caschetto castano.

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Chiara Gualzetti aveva 15 anni, è stata uccisa da un suo amico

Ieri intanto è stato convalidato il fermo del sedicenne che ha confessato: il giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere, dopo due ore di interrogatorio. Accusato di omicidio volontario premeditato, l’adolescente ha confermato quanto già emerso dalle quattro pagine di interrogatorio dei carabinieri: "Da quando avevo 12 anni il demonio mi dà la carica, mi costringe a fare del male, faccio soffrire pure gli amici". Nel mirino degli inquirenti ora i messaggi vocali inviati dal presunto killer ad alcuni amici, minorenni, dopo il delitto: non confessa, ma, molto agitato, fa riferimenti all’appuntamento.

Le chat su Instagram con Chiara, invece, le ha cancellate; su WhatsApp resta solo traccia di qualche chiamata, ha eliminato pure il suo numero. Il telefonino di lei lo ha distrutto, il suo è sotto sequestro; ma qualche inquietante scambio è uscito. "Vorrei farla finita, non mancherei a nessuno", dice lei. "Se proprio vuoi, ti aiuto", la risposta. Poi: "È come se le persone si divertissero a illudermi, farmi stare male", si sfoga lei. "Chi?" chiede lui. La risposta rimane sospesa. Gli contestano l’omicidio premeditato.

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Il killer si è vestito di rosso

E del resto, tra le altre cose, il sedicenne accusato di avere ucciso Chiara all’appuntamento con lei domenica mattina si è presentato vestito di rosso. Forse una trovata ingegnosa: così infatti non ha avuto bisogno di cambiarsi, dopo averla ammazzata a coltellate e calci, perché le macchie del suo sangue si sono mimetizzate con il tessuto di cotone vermiglio della sua maglietta. E nessuno, incrociandolo mentre tornava a casa, avrebbe potuto capire cosa aveva appena fatto.

I vocali agli amici dopo l'omicidio

Dopo il terribile gesto, però, il ragazzo avrebbe contattato degli amici, minorenni.  A loro ha inviato diversi messaggi vocali, sul cui contenuto si stanno concentrando gli inquirenti e per ora vige il massimo riserbo. A quanto si apprende però, in questi messaggi lui farebbe riferimento all’appuntamento con la ragazzina, con toni molto agitati. Nulla di confessorio però, o che potesse lasciare presagire ciò che realmente era accaduto. A un parente, coetaneo, qualche tempo prima aveva detto: "Chiara si accolla, è così pesante che l’ammazzerei". Ma il parente non ci aveva dato peso, scambiandolo per un modo di dire.

La passeggiata prima del delitto

Lei tiene le spalle un po’ curve, come qualsiasi adolescente timida al fianco del ragazzo che tanto le piaceva e finalmente l’aveva invitata a uscire. Si guarda intorno, nel suo top nero con shorts abbinati. Lui pare più rilassato, la falcata è spavalda, le cammina accanto poi la supera, sta qualche metro avanti, ogni tanto si gira a controllare che lo segua. Potrebbero essere due qualsiasi ragazzini impacciati al primo appuntamento, invece sono Chiara e il sedicenne ripresi insieme da una telecamera vicina a casa di lei, poco prima che si compia il truce delitto.

Quei messaggi tra i due sul suicidio

"È come se le persone si divertissero a illudermi e a farmi stare male", scrive Chiara all’odierno indagato per il suo omicidio. "Chi ti ha fatto sentire così?", le chiede lui, ma lei non risponde. Poi ancora: "A volte penso di farla finita, non mancherei a nessuno", gli ’messaggia’ lei, sperando, è chiaro, che lui le dica "a me mancheresti". E invece lui è lapidario: "Se proprio vuoi, ti aiuto io". Fino all’invito, sabato: "Ci vediamo domani? Ci facciamo una chiacchierata, poi ti riporto a casa". A Chiara quasi non pare vero: "Certo", risponde subito.

L'interrogatorio di convalida dell'arresto

Il giovanissimo indagato ha risposto a tutte le domande del giudice, all’udienza di convalida dell’arresto con interrogatorio di garanzia, ieri al Pratello. Ha confermato ciò che aveva già raccontato ai carabinieri domenica sera. I demoni e le voci, lei che lo "infastidiva" perché si era invaghita di lui e spesso gli scriveva dei messaggi. Ieri sono stati inoltre conferiti gli incarichi a periti e consulenti: oltre a quelli delle parti, è stato nominato dalla Procura il medico legale Emanuela Segreto per l’autopsia, che sarà eseguita domani.

I primi rimorsi: "Mi dispiace"

"Mi dispiace per Chiara, mi dispiace per la mia famiglia e per la sua". Non era più spavaldo e menefreghista come di fronte ai carabinieri, domenica. Davanti al giudice per le indagini preliminari e ai pm dei minorenni Simone Purgato e Silvia Marzocchi, si è mostrato decisamente più scosso. "Più consapevole. Sta cominciando a rendersi conto di quello che è successo e delle conseguenze che avrà": così l’avvocato Tanja Fonzari, che difende il sedicenne fermato. Ma non una lacrima è stata versata, né il ragazzo ha mostrato segni di commozione. Molto più sconvolta, invece, la madre di lui, uscita quasi in lacrime dal Tribunale.

L'uomo "di fuoco" come Lucifer

"Da quando avevo 12-13 anni il demonio mi dà la carica. Vedo un uomo di fuoco, con le ali, tipo Lucifer quando si trasforma nella serie tv di Netflix. È lui che mi costringe a fare del male alle persone: faccio soffrire gli amici, e pure le ragazze che si innamorano di me. Ma non avevo mai compiuto un gesto così violento". Questo il sedicenne fermato per omicidio avrebbe rivelato durante l’interrogatorio. La serie tv ’Lucifer’ è in onda dal 2016, ma le "voci" di cui il giovane racconta sarebbero antecedenti a quando lui l’ha vista la prima volta.

"Una ferocia disumana, l’ha uccisa con lucidità"

"Una ferocia disumana, senza traccia di follia. Lei si fidava di lui, che è pure andato a prenderla a casa salutando i genitori: e poi, con lucidità, l’ha uccisa. Poi è tornato a casa facendo finta di niente". È così il killer per l’avvocato Giovanni Annunziata, che assiste la famiglia Gualzetti. "Abbiamo nominato dei consulenti, vogliamo chiarire l’efferatezza del gesto. Una perizia psichiatrica? Il disagio psichico non nasce dopo un evento così, se c’è di solito è documentato; ma è bene farla, così da sgombrare da dubbi il campo della difesa".