Lorenzo Biagi
Lorenzo Biagi

Bologna, 18 maggio 2019 - «La riduzione per noi è devastante». Parla al telefono Lorenzo, figlio di Marco Biagi il giuslavorista e docente universitario ucciso il 19 marzo 2002 in via Valdonica. Nessuna intenzione di polemizzare con la decisione dei giudici, «perché questa è la legge», ma è tanto il senso di scoramento e di rabbia. Legittimo, normale. «Se questa è la decisione – continua – ne prendo atto. Per lo meno la pena è stata ridotta solo un minimo, dieci mesi. Certo questo non significa che sono contento, tutt’altro».

Lo scorso 19 marzo, in occasione dell’anniversario della morte del padre, e proprio a pochi giorni dall’udienza con la richiesta avanzata dalla difesa del brigatista, Lorenzo aveva parlato della possibile riduzione di pena per Simone Boccaccini: «Se ciò avvenisse – chiosò –, sarebbe come se mio padre venisse ucciso una seconda volta». E quell’eventualità la definì inaccettabile. «Un’entità prevedibile, – il commento che arriva da Guido Magnisi, avvocato della famiglia Biagi – la continuazione è un dato di diritto e di fatto incontrovertibile. L’entità della pena – ha aggiunto – è nella totale discrezionalità del giudicante».

Il pg Valter Giovannini, nell’udienza di marzo, non si era opposto alla richiesta della difesa Boccaccini, sottolineando però che «lo Stato deve rispettare la legge, ma anche affermare la sua supremazia nei confronti di questi soggetti che fecero rivivere al Paese un terrore che si pensava ormai superato per sempre». Per l’omicidio Biagi sono stati condannati all’ergastolo Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi, Marco Mezzasalma e Diana Blefari Melazzi, la nobildonna che si impiccò in cella con strisce di lenzuola il 31 ottobre 2009. A Boccaccini, il carcere a vita in primo grado fu ridotto a 21 anni in appello, per la concessione delle attenuanti generiche, con la Cassazione che poi confermò. Secondo il ricorso dell’avvocato Massimo Focacci, quando Boccaccini aderì al gruppo criminale, il piano programmatico era chiaro e «comprensivo di una minuziosa attività preparatoria istruttoria che precedeva, anche di anni, l’effettiva esecuzione dell’azione omicidiaria». Su queste basi, la sensazione che quello delle nuove Br fosse «un progetto criminoso tutt’altro che generico».