FEDERICA ORLANDI
Cronaca

Omicidio Matteuzzi, i periti: “Padovani sano di mente, sapeva ciò che faceva mentre uccideva Sandra”

Il killer capace d’intendere e di volere durante il delitto. “Si sarebbe potuto fermare, invece ha scelto di infierire sulla vittima”

Bologna, 7 novembre 2023 – Giovanni Padovani era in grado di intendere e di volere mentre uccideva a martellate, calci, pugni e colpi di panchina la sua ex Alessandra Matteuzzi. Lo riferiscono i periti nominati dalla Corte d’assise presieduta dal giudice Domenico Pasquariello, incaricati di vagliare la lucidità dell’imputato al momento del delitto, il 23 agosto 2022.

Giovanni Padovani era sano di mente quando uccise l'ex Alessandra Matteuzzi (nel riquadro)
Giovanni Padovani era sano di mente quando uccise l'ex Alessandra Matteuzzi (nel riquadro)

La risposta che giunge a conclusione di 131 pagine di relazione è inequivocabile. "Al momento della commissione del fatto, Padovani non presentava alcuna condizione di infermità di mente tale da incidere in maniera significativa sulla sua capacità di intendere e/o di volere", scrivono lo psichiatra Pietro Pietrini, il neuropsicologo Giuseppe Sartori e la psicologa esperta di test psicometrici Cristina Scarpazza. Illustrano i periti: "Padovani era consapevole che il suo comportamento è una grave violazione alla morale naturale e delle conseguenze della sua azione", e del valore "anti-giuridico" del suo gesto. Del resto, lo anticipava nella nota sul suo cellulare del 2 luglio ’22: "Andrò in galera e la polizia farà conoscere a tutti il male che mi ha fatto".

Per quanto riguarda la volontà, l’imputato "era in grado di trattenere l’impulso aggressivo", dato che non aggredì subito Alessandra quando la vide, ma prima recuperò "il martello precedentemente nascosto". Era poi "in grado di fare altrimenti", poiché quando "fisicamente trattenuto" dai vicini accorsi per salvare Sandra, "si è calmato, ha chiesto di potersi avvicinare alla vittima per controllarne lo stato di salute, per poi inveire ancora sul suo corpo".

La difesa, con lo psichiatra Alessandro Meluzzi e la psicologa Cinzia Gimelli, nominati dall’avvocato di Padovani, Gabriele Bordoni, dava del ventisettenne un altro ritratto. Indicandolo come "grave paranoico" e "psicotico". Ipotesi rigettate dai periti: per loro, l’ex calciatore non ha "alcuna delle patologie psichiatriche vagliate, cioè delirio di gelosia o di persecuzione, disturbo psicotico breve, schizofrenia, personalità paranoide". Anzi: molti dei sintomi lamentati dall’ex calciatore sospettano siano esagerati, se non addirittura simulati. "La psicopatologia manifestata oltre quattro mesi dopo il reato ed emersa durante la detenzione è da considerarsi a bassa credibilità o inquadrabile come sindrome di Ganser, o ’psicosi carceraria’", che porta a una "marcata rappresentazione più o meno volontaria di sintomi legati a patologie mentali". Tutto fasullo, dunque.

Unico avvallo alle posizioni della difesa: l’esame del Dna di Padovani. Da cui emergono "fattori genetici di aumentato rischio di discontrollo degli impulsi, condotte antisociali e rischio di sviluppo di psicopatologia", con "polimorfismi che aumentano la vulnerabilità a sviluppare disturbi depressivi, ansia e aggressività". Elementi che "aumentano il rischio probabilistico", non danno garanzie di sviluppo, chiosano i periti, che li ritengono così insufficienti a giustificare un incapacità di autodeterminarsi dell’imputato. Infine, chiarita "l’assenza di vizio di mente, ci asteniamo dall’esprimerci sulla sua pericolosità sociale", chiudono i tecnici.

Di tutto questo si discuterà il 20 novembre, alla prossima udienza del processo in cui Padovani risponde di omicidio aggravato anche da stalking e premeditazione.

La certificazione dell’assenza di vizio mentale per lui conferma quanto da sempre sostenuto dai familiari di Sandra, rappresentati dagli avvocati Chiara Rinaldi e Antonio Petroncini.