Catalin Balaban in tribunale
Catalin Balaban in tribunale

Bologna, 25 aprile 2019 - Da sei anni si trova alla Dozza dove, racconta attraverso il suo avvocato, “sto cercando di riprendermi la mia vita”. Già, perché la vita decise di devastarla e devastarsela il 14 giugno 2010 quando, nelle campagne forlivesi di Modigliana, in concorso con altri, uccise Vasile Gabar, pastore romeno di 58 anni. Massacrato a bastonate, avvolto in un telone di plastica, incaprettato, con le mani e i piedi legati con del nastro adesivo. E il conto della giustizia, per Catalin Balaban, romeno oggi trentaduenne, non si fece attendere: 30 anni in primo, secondo e terzo grado.

OMICIDIOFORLIGC_15569916_195326

Svolta. Una volta in carcere, però, ecco la decisione di provarci, mettendo da parte quel suo io maledetto, e tirando fuori il buono e positivo. E mese dopo mese, anno dopo anno, i risultati non sono mancati: fatiche sul campo di rugby della squadra del carcere, gli studi in Storia all’Alma Mater dove è iscritto al primo anno, un lavoro da operaio per Fare Impresa e il sogno di lavorare in futuro per un’azienda. All’aria aperta. Ora però la sua vita ‘bolognese’ rischia già di finire. Perché la Procura ha disposto il suo trasferimento detentivo in Romania dove andrebbe a terminare di scontare la pena. Se però ciò accadesse, ripete lui, “tutto il percorso rieducativo in patria verrebbe meno».

«Considerato che, – spiega l’avvocato Gabriele Bordoni – in ragione della Convenzione di Strasburgo del 1983 sul trasferimento delle persone condannate, l’esecuzione della sentenza nel Paese d’origine vede come presupposto che il condannato coltivi in quel Paese i propri interessi affettivi e lavorativi, e possa quindi meglio essere così perseguita la finalità rieducativa e di reinserimento sociale della pena. Nel caso di Catalin questi presupposti non ricorrono affatto”. Per questo, conclude, “siamo contrari alla espiazione in Romania, laddove lavoro, studio e sport, che qui lui pratica, non sarebbero affatto garantiti”.

Atti inviati. Secondo la Procura di Forlì, però, “sussistono i requisiti di legge – così il provvedimento con cui è stata disposta la trasmissione della documentazione degli atti all’estero – per il riconoscimento delle sentenze ai fini della loro esecuzione nella Repubblica di Romania”. E le autorità “di detto Stato saranno competenti a prendere le decisioni concernenti le modalità di esecuzione e a stabilire tutte le misure che ne conseguono, compresi i motivi per la liberazione anticipata o condizionale”. Come finirà? La difesa annuncia battaglia anche attraverso una formale opposizione.