Luisa Minghé e Paolo Casolari
Luisa Minghé e Paolo Casolari

Bologna, 10 gennaio 2019 - L’ha accudita fino all’ultimo respiro. «Non voglio i servizi sociali, mi occupo io di mia moglie», diceva ai vicini Paolo Casolari. Ottant’anni, muratore in pensione, da oltre quaranta era sposato con Luisa Minghé, casalinga, 74 anni. Una coppia felice, di quelle d’altri tempi. Lei, però, da qualche tempo si era ammalata di Alzheimer. E questo scivolare nell’oblio della donna che per una vita aveva amato era diventato per Casolari un peso troppo grande da portare. Un dolore che, ieri pomeriggio, è diventato insopportabile. Ed è esploso violentissimo. Con due colpi di fucile che hanno spento, in un attimo e per sempre, le vite di Luisa e Paolo.

Erano circa le 14,30. La coppia, che viveva in un appartamento al primo piano del civico 5 di via della Secchia, in zona Saffi, aveva da poco pranzato e si era ritirata in camera, per il solito riposino pomeridiano. Nella casa, oltre ai coniugi, abita anche Lidia, sorella ottantaseienne di Casolari. Ed è stata lei a sentire gli spari, precipitarsi nella stanza e scoprire, sul letto, i corpi straziati del fratello e della cognata. Ha chiamato il 118 disperata. Luisa non ha neppure urlato. Forse dormiva, forse la malattia le ha tolto lo spavento di capire cosa stesse accadendo. Il marito le ha puntato in faccia il fucile che deteneva regolarmente e ha premuto il grilletto. Poi ha rivolto l’arma verso di sé e ha sparato ancora. Una scena straziante. I sanitari del 118 non hanno potuto fare altro che chiamare la polizia, ma la dinamica di quell’omicidio suicidio, dettato dalla fatica di vivere ancora un altro giorno nella malattia, è stata chiara sin dall’inizio. Non c’erano bigliettini, Paolo non ha lasciato scritti i suoi perché. Non era necessario.

La coppia non aveva figli. Con l’avanzare dell’età, quando la malattia di Luisa si è aggravata, i vicini hanno segnalato ai servizi sociali la situazione difficile in cui versava la coppia. Consapevoli che tutto il peso di quella famigliola allargata ormai gravava su Paolo, che si era ripiegato su sé stesso e su quel dolore. Senza chiedere mai aiuto, neanche dopo essere stato lui stesso in ospedale. Sempre forte. Fin quando non ha retto più. Per le Volanti, la Squadra mobile e la Scientifica, un copione drammatico e già visto.

Un paio di mesi fa appena, una manciata di strade più in là. In quella via Montefiorino dove, il 27 novembre, Paolo Palmonari si era lanciato dal quarto piano del palazzo al civico 6, dove abitava da 50 anni, dopo aver soffocato, probabilmente con un cuscino, la moglie Anna Bertuzzi. Come Luisa, anche Anna soffriva di demenza senile e Paolo aveva paura di non riuscire più ad accudirla. Avevano 93 e 91 anni.