Bologna, 12 dicembre 2018 – E' stata sgominata una organizzazione che riciclava oro per venderlo abusivamente in Italia e in Europa: un turco di 50 anni viaggiava per l'Europa con l'oro nel trolley per ripulire i soldi fatti 'in nero' da imprenditori cinesi della moda di Prato, facendo scalo soprattutto all'aeroporto di Bologna. Raggiungeva la Toscana per raccogliere il denaro, poi acquistava oro da compiacenti imprenditori dell'aretino. I lingotti venivano quindi trasferiti all'estero, Turchia ma anche Grecia e Francia, nascosti nella stiva di aerei di linea. L'oro veniva poi rivenduto nei mercati ufficiali e attraverso una complessa trama di bonifici estero su estero finiva su conti dei committenti cinesi.

Dieci le ordinanze di custodia cautelare eseguite dalla Guardia di Finanza di Bologna (7 in carcere e 3 agli arresti domiciliari) nell'ambito dell'operazione 'Pietra Filosofale' e numerose le perquisizioni in Emilia Romagna, Toscana, Abruzzo e Basilicata. I provvedimenti restrittivi sono stati disposti dal gip del tribunale di Bologna, Alberto Gamberini su richiesta del procuratore Giuseppe Amato e del sostituto procuratore Marco Forte.

Sono stati emessi, inoltre, quattro mandati di arresto europei in Romania e Turchia. E sequestrati beni e disponibilità finanziarie degli indagati o delle società ad essi riconducibili per un valore complessivo di 7,4 milioni di euro. Le accuse mosse nei loro confronti sono associazione a delinquere, riciclaggio di proventi illeciti e ricettazione con l'aggravante del reato transnazionale.

L'indagine è partita nel 2015 da una segnalazione arrivata dalla Turchia. Ad Istanbul era appena atterrato A.S.T, cittadino turco classe 1968, trovato in possesso di vari lingotti d' oro. Da allora il faccendiere è stato sottoposto a ripetuti controlli e diversi sequestri, ma ha continuato imperterrito a portare oro fuori dall'Italia, facendo diversi viaggi al mese. "Si muoveva come una trottola e non si spaventava per i controlli a cui era sottoposto- racconta il procuratore capo di Bologna Giuseppe Amato facendo il punto sull'operazione nel comando bolognese delle Fiamme Gialle, - ma si limitava a chiedere ai cinesi di raccogliere ancora più soldi da trasferire per compensare con maggiori provvigioni le perdite che subiva nel viaggio precedente". 

L'indagine ha fatto finire nei guai anche imprenditori del ramo oro, parte integrante dell'articolata organizzazione criminale (in tutto 29 soggetti) sgominata dalla Finanza. "E' un settore che non conosce crisi- sottolinea Amato-
eppure soggetti inseriti in questo commercio e che dunque potevano ottenere profitti legalmente non hanno avuto scrupoli a consentire la ripulitura dell' oro".

In tutto l'operazione, che vede i responsabili indagati per associazione a delinquere, riciclaggio di proventi illeciti e ricettazione con l'aggravante del reato transnazionale, ha portato ad un sequestro preventivo di beni per 7,4 milioni di euro. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati 70 chili d' oro, per un valore di circa due milioni e mezzo di euro.

Luca Cervi, il comandante provinciale della Gdf, sottolinea "l'indagine è nata a Bologna perché è un crocevia, è sempre stata una via di traffico e l'aeroporto di Bologna in particolare, per il numero di transiti che ha, rappresenta una forte componente nella gestione di questi transiti".