Osteria dei poeti, 4 condanne per il fallimento

Si è concluso il giudizio in abbreviato. Lo storico locale cittadino venne sequestrato dalla Guardia di Finanza nel 2019

Si è concluso con quattro condanne, la più alta a tre anni e quattro mesi, il processo in abbreviato sul fallimento della storica ‘Osteria dei poeti’, una delle più antiche di Bologna, cantata anche da Francesco Guccini e che ha ospitato in passato vip come Bono, Brad Pitt e Angelina Jolie. Il locale, nell’omonima via del centro storico, venne sequestrato dalla Guardia di Finanza nel luglio del 2019. Il gup Claudio Paris ha condannato gli amministratori, a vario titolo, del ristorante: tre anni e quattro mesi per Maria Luisa Brunelli, due anni ai figli Paola e Franco Mazzoni e al commercialista Pierluigi Orsi. L’inchiesta e l’accusa nel processo sono state coordinate dal procuratore aggiunto Francesco Caleca.

Le Fiamme gialle sequestrarono quote societarie e beni aziendali del valore complessivo di circa un milione di euro nei confronti dei soggetti a vario titolo coinvolti nella gestione della società, fallita a febbraio 2018 e accusati di bancarotta fraudolenta. Nelle more dell’inchiesta è deceduto il marito di Brunelli. Il gup ha disposto anche il risarcimento in separato giudizio alla parte civile, la curatela fallimentare assistita dall’avvocato Laura Asti, con intanto una provvisionale di 50mila euro.

Gli storici locali in via de’ Poeti, dove per generazioni i bolognesi si sono ritrovati gomito a gomito con volti noti sfilati in città, era stato ceduto a una banca specializzata in operazioni di leasing. La banca lo aveva poi affittato a una società collegata agli indagati la quale, a sua volta, lo aveva dato in affitto alla fallita.

Secondo l’accusa, i fondi della vendita erano stati usati illecitamente dai soci per operazioni di carattere personale, simulando il pagamento di fatture per operazioni inesistenti.

Se tutto ciò non fosse bastato per mettere in ginocchio una delle ultime osterie con la caratteristica scala che scende sotto la sede stradale, i finanzieri nel luglio del 2019 osservavano che "l’azienda di ristorazione veniva data in affitto a un canone irrisorio a un’altra società apparentemente terza, ma anch’essa riconducibile agli indagati, le cui quote sono oggi state sottoposte a sequestro unitamente alla stessa azienda".