Bologna, 16 novembre 2015 - Un appello alle scuole affinché si premurino di affiggere il crocifisso “come forte espressione della nostra tradizione cristiana e del nostro sistema di valori”. Lo lancia la presidente del quartiere Santo Stefano di Bologna, Ilaria Giorgetti (esponente di centrodestra) con una lettera ai plessi del suo territorio; una lettera chiaramente ispirata dai fatti di Parigi. “In questo triste periodo storico in cui è messa in crisi tutta la società occidentale, anche in relazione ai terribili fatti accaduti ai nostri amici francesi, vi invito a tener conto dei valori della nostra tradizione e della nostra identità che non è fatta solo di libertà di pensiero o di parola, ma che si riconduce alla nostra identità cristiana al di là del rapporto di ciascuno con la fede”, scrive Giorgetti nella lettera che diffonde anche su Facebook. Di qui l’appello alle scuole del quartiere affinché “possano deliberare di esporre il crocifisso come forte espressione della nostra tradizione e del nostro sistema di valori”. Giorgetti scrive anche che “la Chiesa è un patrimonio civile di tutti gli italiani che rappresenta le radici storiche e culturali del nostro paese e l’identità cristiana è la radice dell’Europa. Non a caso il filosofo laico Benedetto Croce intitolò un saggio ‘Perché non possiamo non dirci cristiani’”. Detto questo, la presidente del quartiere confida nella “sensibilità” dei presidi. Ieri, invece, sempre via Facebook, si era chiesta come mai il sindaco Virginio Merola non avesse “illuminato le nostre torri con le luci e i colori della bandiera francese”.

Merola, invece, boccia la lettera (VIDEO): “E’ esattamente il modo peggiore di procedere, io ritengo che sia esattamente il contrario. Non è il momento di contrapporre ad un simbolo religioso l’altro, ma di prendere e ricordare il meglio della nostra istituzione comunale e della rivoluzione francese”, dichiara il primo cittadino, subito dopo il ricordo degli attentati in Francia osservato oggi in Consiglio. Ci sono provvedimenti che il sindaco intende adottare dopo l’iniziativa della presidente del Santo Stefano? Quella espressa con la lettera “è una libera opinione di Giorgetti- risponde Merola- a cui sarebbe dannoso dare ascolto, ma sono le scuole che decidono, se dio vuole”. Identificare un popolo con una religione “è una cosa che appartiene al medioevo e che ahimé è ancora molto forte in tutta l’area mediorentale. La nostra civiltà ha fatto un grande passo avanti grazie alla rivoluzione francese che, appunto- manda a dire Merola- ha instaurato lo Stato laico, la libertà d’opinione, la convivenza tra diverse religioni senza identificare lo Stato con una di queste”. Quindi “capisco tutto, ma inviterei tutti a riflettere prima di prendere iniziative controproducenti. Credo che in questo Consiglio comunale- continua il sindaco- ci siano le forze” per lavorare ad “una battaglia culturale, nel senso dei principi e dei valori di libertà, eguaglianza e fraternità, che e’ quello che sarà molto piu’ importante in questo periodo, e per una discussione vera”.

Aggiunge Merola: “Io credo che i giovani musulmani di questa città, come i giovani ebrei e i giovani cattolici, non vogliano altro che convivere insieme su progetti e iniziative comuni. Possiamo aiutarli se, oltre alle misure sociali e scolastiche, si squarcia anche il velo delle ipocrisie e ci si dice francamente, fra di noi, ‘com’e’ possibile che una religione permetta la lapidazione delle donne, neghi la loro libertà e neghi la libertà d’opinione?’. Credo che questo non c’entri con la religione medesima”. Dunque, “dobbiamo aiutare a partire da questa città anche i nostri giovani musulmani a fare la differenza e insieme a noi condividere questi valori”, conclunde Merola. L’iniziativa di Giorgetti è una “stupidaggine”, afferma il consigliere comunale Tommaso Petrella, cattolico del Pd: “Alzare il crocifisso contro le bandiere dell’Isis è una meschinità culturale”.