Parto in ambulanza a Grizzana Morandi (foto d'archivio Frascatore)
Parto in ambulanza a Grizzana Morandi (foto d'archivio Frascatore)

Grizzana Morandi (Bologna), 23 settembre - Ha partorito in ambulanza a Lama di Reno mentre, a sirene spiegate, era diretta verso l’ospedale Maggiore. E’ stata una serata movimentata per una 35enne residente a Grizzana che, sabato, attorno alle 20, ormai al nono mese di gravidanza, ha telefonato al 118 riferendo di avere contrazioni sempre più frequenti. Un chiaro segnale che il parto era ormai imminente.

Sul posto si è recata immediatamente un’ambulanza che ha iniziato una veloce corsa in direzione del capoluogo. Dopo alcuni minuti, però, il personale sanitario si è accorto che il parto era di fatto già iniziato e che non ci sarebbe stato il tempo necessario per far arrivare la donna al Maggiore. E così è stata allertata l’automedica di Marano che ha raggiunto l’ambulanza in pochi minuti, all’altezza di Lama di Reno.

L’equipe sanitaria ha capito che non c’era un attimo da perdere e con un importante lavoro di squadra ha aiutato la donna, di origini nigeriane, a dare alla luce il suo terzo figlio. Una volta ultimato il parto madre e figlio sono stati trasportati fino all’ospedale Maggiore dove sono ancora ricoverati in ottime condizioni di salute. Il piccolo, che pesa circa tre chili, dovrebbe infatti essere dimesso già nelle prossime ore assieme alla madre che, dopo il giustificato spavento iniziale, non ha riportato particolari conseguenze.

La notizia del parto in ambulanza, intanto, ha iniziato a circolare nei paesi dell’Alto Reno dove, nelle ultime settimane, si è tornato a parlare della necessità della presenza di un punto nascita. A confermarlo è lo stesso Giuseppe Nanni, sindaco di Alto Reno Terme .

«Siamo come prima cosa molto contenti che il piccolo e la madre non abbiano avuto alcun tipo di conseguenza – ci tiene a premettere il primo cittadino –. Questo episodio conferma ancora di più quanto stiamo dicendo ormai da anni: l’ Alto Reno deve avere il suo punto nascita . Ci auguriamo che il dibattito aperto nelle scorse settimane possa arrivare a una conclusione positiva». Sulla stessa lunghezza d’onda Emanuela Cioni che, da anni, è alla guida del comitato di cittadini che difende la sanità in Appennino.
«Quanto avvenuto sabato – osserva – è un chiaro indicatore che serve una revisione delle politiche sanitarie per il nostro territorio. I cittadini della montagna meritano gli stessi servizi di chi abita nelle altre parti della provincia».