Bologna, 14 gennaio 2021 -  Lui c’aveva provato ad arrivare a dama, a far tintinnare le reti da cantiere in tempi record. Basti pensare a quanto tempo sta passando per la Cispadana, a pochi chilometri di distanza. Il Passante invece era in serie positiva: progetto preliminare presentato nel 2016, progetto definitivo cesellato nel 2017, parere positivo alla Valutazione d’impatto ambientale nel 2018. Poi si stoppò tutto, con l’avvento del governo Lega-Cinque Stelle. Salvo poi ripartire con la prima seduta della Conferenza dei Servizi nel 2020. E adesso? Sta tornando la maledizione del Passante. Che quando accelera, poi viene messo sotto ghiacco forse per paura che s’avveri.

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Palude e cronoprogramma

Il Passante di mezzo ha attraversato finora quattro premier e tre ministri dei Trasporti. Renzi, Gentiloni, il doppio Conte, e in parallelo Delrio (prima con Renzi, poi con Gentiloni), Toninelli e De Micheli. Proprio quest’ultima al Passante aveva dato una concreta accelerata togliendolo dal pantano nonsense pentastellato (Toninelli prima affondò il progetto nell’estate 2018, poi lo riesumò nel marzo 2019 riportandolo praticamente al tracciato originario voluto dal Pd), celebrando la prima seduta della Conferenza dei servizi e battendo sostanzialmente pari con Palazzo d’Accursio, Regione, Città metropolitana e Comune di San Lazzaro. Ma ora la stessa De Micheli rischia: nel caso di un Conte ter, o addirittura di un nuovo governo (la crisi è in corso), la ministra piacentina potrebbe essere uno dei componenti del governo Conte bis a essere sostituito. Forse, dicono i rumors da Roma, nel caso di un rimpasto dal ‘ritornante’ Graziano Delrio, che quindi ritroverebbe la partita del Passante a quasi tre anni di distanza. Un valzer di poltrone che farebbe rimanere il Passante nella palude, con la seconda e decisiva seduta della Conferenza dei servizi che oggi non ha una data. E che, secondo i bene informati, potrebbe non essere celebrata prima del marzo di quest’anno. Se tutto va bene, e se la partita della transizione Autostrade-Cassa depositi e prestiti non subirà nuovi scossoni.

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I ponti e il progetto

Intanto, Regione e Comune sono ben consci che la chiusura del progetto definitivo, per veleggiare verso il piano esecutivo e quindi i cantieri, non è ancora vicinissima. Nemmeno lontana, ma mancano un paio di strette di mano su passaggi tecnici. Come anticipato recentemente dal Carlino , la materia del contendere sono due ponti autostradali, uno sul fiume Reno e l’altro sul Savena, che secondo le valutazioni Mit-Aspi dovrebbero essere demoliti e poi raddoppiati per ospitare l’allargamento di tangenziale e autostrada. Sul punto la Regione e Comune non fanno problemi, a patto però che la procedura dei due ponti non impantani ancora di più il Passante. Secondo gli ultimi aggiornamenti, il ministero avrebbe dato rassicurazioni sia agli enti locali, sia ad Autostrade sul fatto che la procedura di screening sui due ponti (obbligatoria, dopo i fatti del ponte Morandi) non rallenterà lo sprint finale.

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Nel dettaglio, il ministero conterebbe di portare avanti questo screening nei primi mesi del 2021, quindi ora, per sfruttare lo stallo creatosi con il nodo della concessione ad Autostrade che va ancora risolto del tutto. Aspi in ogni caso è parte in causa, e infatti avrebbe già trasmesso tutto l’incartamento sui due ponti ai raggi X al ministero dell’Ambiente, secondo la procedura. Il dicastero ha 45 giorni di tempo, si attende quel parere per far partire, al netto delle crisi di governo, lo screening dettagliato sui due cavalcavia. Comune e Regione sono tranquilli, i due ponti sono sicuri e il passaggio è obbligatorio. E la speranza è sempre la stessa: che il Passante non si impaludi ancora. Una cosa infine è sicura: la patata bollente dei cantieri sarà un affare (‘forse’, si potrebbe dire con ironia) della prossima amministrazione.