Piera Degli Esposti
Piera Degli Esposti

Bologna, 15 agosto 2021 - "Mi ricordo tutto. Dei suoi inizi al teatro universitario, quando era proprio alle prime armi. Di noi bambini, in famiglia, delle sue piccole prepotenze da sorella maggiore". È uno sguardo privato quello di Franco Degli Esposti, politico Psi di lungo corso ed ex vicesindaco bolognese, appena un paio d’ore dopo la morte della sorella, Piera Degli Esposti, spirata ieri mattina a 83 anni nell’ospedale Santo Spirito di Roma, dove era ricoverata da giugno per gravi complicazioni polmonari.
Ma il ricordo del fratello è soprattutto famigliare, sorvolando sugli ultimi dolorosi mesi per rimettere a fuoco la ragazza, prima ancora che l’attrice.

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Com’era davvero, prima di ogni palcoscenico?
"Le piaceva piacere. A 18 anni venne eletta Miss Perla Verde, a Viserba. Una grande soddisfazione per lei... Ma certo, mi faceva arrabbiare. Io giocavo a basket e lei veniva alle partite non per vedere me, ma perché le piacevano i ragazzi... Era una bella ragazza, soprattutto aveva uno sguardo, un fascino speciale: amava sedurre, i ragazzi come poi il pubblico. Era una leader nata".

Quasi tutta la sua carriera si svolge a Roma, eppure il suo legame con Bologna resta forte, 'ombelicale', come pure la sua amicizia con Dalla .
"Per forza. Io e Lucio eravamo compagni alle elementari Giovanni Pascoli, quindi ci conoscevamo da sempre. Poi loro due strinsero un legame speciale: quando Piera tornava in città era lui ad ospitarla in via D’Azeglio. Altrettanto forte era il suo legame con Paolo Alberti, con cui ha lavorato molto. Tornava spesso a Bologna, che amava molto, e sempre volentieri. Non solo. Mi diceva che prima di andare in scena, per prepararsi, tornava con la mente alle stradine intorno a casa nostra, via Orfeo, via degli Angeli, perché le dava pace e serenità".

Un grande talento, che ha però fatto i conti a lungo con la malattia.
"Mia sorella era straordinaria, con una grande forza che ha dimostrato anche durante la malattia. Negli anni ’70 ha avuto nove pneumotoraci spontanei e un grave intervento: le dissero che non poteva più recitare. Lei rispose con il monologo ’Molly cara’ nel ’79 e una straordinaria carriera. Sul palco, davanti a un microfono c’era tutta la sua forza. Due anni fa le hanno diagnosticato la Lam, malattia molto rara ai polmoni; lei ha continuato ancora, come se niente fosse".

Donna forte, molto amata, eppure fragile...
"Fragile, sì, perché non sopportava di far del male, o di non piacere a qualcuno. Cercava continuamente conferme. Eppure era adorata, circondata fino all’ultimo da uno sciame di amici incredibili, desolati dalla sua malattia. Trasmetteva energia, allegrezza, era coinvolgente, sapeva legare le persona a sé".

Piera era una donna felice?
"Forse. Certo era capace di godere delle sue cose. Aveva certamente la gioia di vivere, che è stata la sua forza che l’ha portata così avanti. Mi diceva sempre ’io sono immortale’".

E lei che cosa vuole dirle?
"Che le ho voluto molto bene".