Quotidiano Nazionale logo
Quotidiano Nazionale logo
il Resto del Carlino logo
22 mag 2022

Bologna, tentato omicidio al Pilastro. Sparò al rivale: chiesti 10 anni

Ala Abidi ferì un marocchino per questioni di droga. Il pm: "Sei anni e 4 mesi per il fratello e un altro imputato"

22 mag 2022
federica orlandi
Cronaca
La polizia al Pilastro la sera della sparatoria, l’11 maggio dell’anno scorso
La polizia al Pilastro la sera della sparatoria, l’11 maggio dell’anno scorso
La polizia al Pilastro la sera della sparatoria, l’11 maggio dell’anno scorso
La polizia al Pilastro la sera della sparatoria, l’11 maggio dell’anno scorso

Dieci anni per tentato omicidio, e sei anni e quattro mesi ai suoi due complici: sono le richieste formulate dal pm Roberto Ceroni per Ala Abidi, tunisino di 29 anni, il fratello minore Dhia, 24, e un altro connazionale. Ala è accusato di avere sparato al marocchino Anas K., 27 anni, l’11 maggio del 2021 al Pilastro, in via Natali. Gli altri due sono accusati di concorso.

Anas se la cavò con una ferita al fianco. Ala, difeso come il fratello dall’avvocato Bruno Salernitano, è accusato pure di lesioni – per la rissa con la vittima avvenuta qualche ora prima della sparatoria – e di porto illegale di armi, oltre che di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. Infatti, come fu ricostruito all’epoca dagli agenti della Squadra mobile, la rissa del pomeriggio che degenerò poi nella sparatoria era legata a rivalità nella gestione delle piazze di spaccio di cocaina al Pilastro, che vedeva contrapposte le bande dei tunisini e dei marocchini.

Il processo si sta svolgendo con rito abbreviato, condizionato alla testimonianza della persona offesa, che però non si è costituita parte civile.

Quel maggio di un anno fa, Ala Abidi finì in carcere dopo essere sfuggito per dieci giorni all’arresto: fu catturato mentre si trovava in Germania durante un blitz congiunto di polizia italiana, polizia tedesca e Interpol, su mandato d’arresto europeo emesso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale felsineo. Il fratello Dhia invece finì quasi subito alla Dozza con l’accusa di concorso in omicidio, ma poco tempo dopo, come richiesto dal suo legale, è stato trasferito ai domiciliari.

«Trovo la richiesta della Procura equilibrata – così l’avvocato Salernitano –. Concordiamo in linea di massima con la ricostruzione fatta dal pm su quanto accadde al Pilastro, ma ritengo non ci fosse dolo omicidiario. Se Ala avesse voluto uccidere il rivale lo avrebbe fatto, dato che si trovavano molto vicini, e non avrebbe mirato alle gambe, per poi colpirlo al fianco a causa del rinculo, ma più in alto. Suo fratello invece non aveva idea né che lui avesse con sé una pistola né tantomeno che volesse sparare, quindi non aveva la consapevolezza di quanto stava per succedere: si tratta al massimo di concorso anomalo".

 

 

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?